Corriere della Sera, 11 marzo 2026
Trump, tweet e smentita: «Nessuna scorta a Hormuz»
Basta un post su X: «Il presidente Trump sta mantenendo la stabilità dell’energia globale durante le operazioni belliche contro l’Iran. La Marina statunitense ha scortato con successo una petroliera lungo lo stretto di Hormuz, per garantire il flusso di petrolio sui mercati globali». Lo scrive, nella mattinata americana, il segretario all’Energia degli Stati Uniti, Chris Wright. Ed ecco il prezzo dell’oro nero calare di diversi punti percentuali, mentre i trader cercano di verificare se la notizia sia vera. Passano pochi minuti, e Wright cancella il messaggio. Poi la risposta definitiva della Casa Bianca: tutto falso, dice ai media la portavoce Karoline Leavitt. «Posso confermare che la nostra Marina non ha scortato petroliere o alcuna imbarcazione, anche se è un’opzione che il presidente è pronto a utilizzare se e quando sarà necessario».
Il passaggio marittimo, dunque, resta chiuso. E dire che Trump, lo scorso venerdì, aveva annunciato un fondo da 20 miliardi di dollari per l’assicurazione delle navi che si fossero spinte ad attraversarlo. Poi aveva pungolato gli armatori: «Mostrate gli attributi» e sfidate missili e droni degli ayatollah. Il presidente s’è però illuso che bastasse una sua promessa perché le navi tornassero a solcare le acque dello stretto, da cui, prima dell’attacco del 28 febbraio, transitavano il 20% del petrolio e il 25% del gas naturale liquefatto del pianeta.
Da venerdì, solo una decina di imbarcazioni hanno compiuto il tragitto: di queste, otto sono collegabili allo stesso Iran o alla Russia; delle altre due, entrambi battenti bandiera liberiana, una ha spento il trasponder per tutto il viaggio, l’altra ha segnalato che proprietà ed equipaggio erano interamente cinesi.
Il numero di petroliere potrebbe tuttavia diminuire ancora, dato che ieri sera la Cnn ha scritto – citando come fonti due ufficiali dell’intelligence – che gli iraniani avrebbero piazzato «alcune dozzine» di mine sui fondali e nelle acque di Hormuz. Trump ha dunque avvertito il nemico con due post su Truth nel giro di un quarto d’ora: «Se l’Iran ha posizionato delle mine nello stretto di Hormuz, e non abbiamo notizie in merito, vogliamo che vengano rimosse IMMEDIATAMENTE!». In caso contrario, avverte il presidente, «le conseguenze militari per l’Iran saranno a un livello mai visto prima. Se, d’altra parte, rimuovessero ciò che potrebbe essere stato posizionato, sarebbe un passo da gigante nella giusta direzione!». Nel frattempo, aggiunge, «abbiamo usato le stesse capacità missilistiche impiegate contro i trafficanti di droga per eliminare definitivamente qualsiasi imbarcazione o nave che tenti di minare lo stretto di Hormuz. Sono lieto di annunciare che nelle ultime ore abbiamo colpito e completamente distrutto 10 imbarcazioni e/o navi posamine inattive, e ne seguiranno altre!».
La realtà, di nuovo, sembra ridimensionare i proclami del tycoon. Oltre l’80% delle posamine iraniane restano intatte, pronte insomma a posizionare centinaia di ordigni. Cui si aggiungono i barchini esplosivi e l’artiglieria a riva. «Bloccheremo qualsiasi nave americana o dei loro alleati con missili e droni kamikaze», minaccia il capo della Marina dei pasdaran. Altro che resa.