Avvenire, 10 marzo 2026
La mappa poetica del mondo medievale
Si parte dallo stretto di Gibilterra poi via verso le Canarie, si attraversano la Barbaria lungo la costa africana fino all’Egitto, per giungere in Terra Santa e proseguire in Siria, Armenia, Turchia e Circassia nel Caucaso. Si passa per un centinaio di città come Satalia (Antaya), Basra, Bagdad e Babylonia fino a giungere sul Mar d’Azov in Russia. È denso di tappe l’itinerario esplorato dal mercante fiorentino Gregorio o Goro Dati (1362-1435) ne La sfera, un trattato in forma poetica dei primi del Quattrocento, concepito per introdurre i lettori medievali a cosmologia e geografia. Il viaggio narrato non menziona ritorno, motivo che fa sospettare che il poema sia inconcluso e lo si data 1435, anno della morte di Dati. L’at-tribuzione a Gregorio, piuttosto che al fratello e frate domenicano Leonardo, è stata a lungo discussa ma pare risolta, vista la più frequente comparsa del nome del primo, rispetto a quello del secondo, negli esemplari manoscritti del secolo quindicesimo. Il testo restituisce la percezione che si aveva del mondo nell’epoca precedente Colombo, mentre la città di Firenze e la famiglia dei Medici stavano assumendo sempre maggiore visibilità. Ispiratrice del poema è la vita itinerante legata al commercio della seta, attività che Gregorio ereditò dal padre Stagio e per cui collaborò con il più noto mercante Giovanni di Giano. La Sfera fu «un bestseller ai suoi tempi, con oltre 160 manoscritti e diciotto edizioni a stampa sopravvissute in un breve periodo di settant’anni tra il 1430 e il 1500». Eppure, questo poema cosmografico è stato ampiamente trascurato dagli studiosi moderni ed è uscito tradotto in inglese con testo a fronte, in un’elegante edizione ricca di riproduzioni a colori (Italica Press, New York-Bristol, 2025) introdotta e curata da sette giovani studiose di storia della scienza impegnate in università e centri di ricerca americani: Caterina Agostini, Carrie Beneš, Winston Black, Elena Brizio, Laura Ingallinella, Monica Keane e Laura Morreale. L’edizione è stata resa possibile dall’uso di strumenti avanzati di digitalizzazione, fondamentali per comparare i diversi esemplari e per studiarne l’ampia rete di diffusione e fruizione. I quattro libri de La sfera sono scritti in lingua vernacolare, non in latino. Ciascuno è suddiviso in 36 stanze ed composto in ottava rima, scelta poetica e narrativa: le curatrici spiegano all’eco della Commedia di Dante, che Dati ben conosceva, fa eco la tradizione dei poemi narrativi detti cantari. Furono anche molteplici i generi intellettuali e letterari che influenzarono Dati: le tradizioni cartografiche che ispirarono l’itinerario di viaggio e le illustrazioni; la scienza medievale alla base di cosmologia, geografia e spiegazioni del mondo naturale, scienza evocata fin dal titolo perché “la sfera” poteva alludere sia allo studio matematico della volta celeste che al noto manuale di astronomia composto da Giovanni Sacrobosco intorno al 1230; infine, le tradizioni scritturistiche in volgare italiano del XV secolo e i trattati mercantili.
Così, il racconto di viaggio si intreccia con quello della natura, che addirittura lo precede: la cosmologia, l’astronomia e l’astrologia sono il tema del primo libro; il secondo libro riguarda fenomeni naturali come il tempo e le stagioni; la geografia e i viaggi in mare sono gli argomenti del terzo libro; infine, i viaggi dal Mediterraneo alle coste del Mar Nero sono cantati nel libro quarto. Ogni libro inizia invocando Dio affinché la mente umana possa cogliere l’ampiezza e la bellezza del mondo: lo sguardo del mercante diventa lo sguardo del filosofo che intuisce il legame tra il tutto e le sue parti. In questo viaggio la poesia è fatta anche di strumenti per navigare, viaggiare e orientarsi, come mappe, compassi, orologi; si offrono valutazioni di distanze e misure; si descrive il cielo, con lo zodiaco, il Sole, la Luna e i pianeti, dando anche le ragioni dell’oscurarsi del Sole e della Luna. Il poeta mercante invoca la grazia di continuare «a figurare la terra e ‘l mare e’ venti» e a farlo «con buoni intendimenti». Come dire: ci sono consegnate le terre e i mari per custodirle e raccontarle. Proprio come un messaggio che dal XIV secolo giunge direttamente a noi oggi.