il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2026
Export armi italiano: più 157% tra il 2021 e il 2025
Un traffico di armi come non si era mai visto quello che tra il 2021 e il 2025 ha viaggiato nel mondo. Un flusso che dal quinquennio precedente (2016-2020) è esploso quasi del 10%. E a muovere il volume di armamenti pesanti maggiore è stata l’Europa, il continente che ha fondato la sua unione politica sulla pace. Un paradosso raccontato dal nuovo report di Sipri (Istituto internazionale di ricerca per la pace di Stoccolma) e che fa degli Stati europei i maggiori importatori bellici.
A fare di più sono solo gli Stati Uniti: il più grande fornitore di armi al mondo, con un 27% in più dal 2021, e un picco del 217% di invii in più verso l’Europa stessa. Un incremento di questo genere non si vedeva dal 2011-2015, gli anni della risposta globale al terrorismo.
Tra i 27 l’exploit è tutto italiano con un aumento dell’export di armamenti del 157% che ci porta dal decimo al sesto posto nella classifica dei fornitori. Con oltre la metà delle armi inviate (59%) proprio alla polveriera mediorientale – Qatar (26%) e Kuwait (17%) –, il 16% in Asia e Oceania e solo il 13% in Europa. “Le destinazioni principali dell’export militare italiano smontano la narrazione che il governo e gli ambienti dell’industria delle armi continuano a ripetere per giustificare lo svuotamento della legge 185/90: quella secondo cui le imprese italiane sarebbero svantaggiate dalla concorrenza europea per via di controlli più severi”, commentano dalla Rete italiana pace e disarmo. “I dati Sipri – spiegano – mostrano il contrario: l’industria militare italiana ha più che raddoppiato l’export, scalando la classifica mondiale a una velocità superiore a qualsiasi altro Paese europeo. Non c’è alcuno svantaggio competitivo da attribuire ai controlli della legge 185/90. La scusa è strumentale e i numeri la smentiscono senza appello”.
In controtendenza con il contesto, dove il volume di scambio cresce soprattutto in relazione all’aumento dei trasferimenti all’Ucraina (la quale da sola riceve il 9,7% dell’export di armi dal 2021 al 2025), e che fa di conseguenza diminuire il flusso verso le altre regioni. “Nonostante le tensioni e i conflitti in Asia e Oceania e in Medio Oriente continuino a spingere le importazioni di armi su larga scala, infatti, è il forte aumento dei flussi verso gli Stati europei del 9,2% a far aumentare i trasferimenti mondiali”, commenta Mathew George, direttore del Programma di export di armi del Sipri. “E sono state le consegne in Ucraina dal 2022 il fattore più evidente di incremento degli scambi, ma anche gli altri Stati europei hanno iniziato a importare significativamente più armi per rafforzare le proprie capacità militari di fronte alla minaccia percepita come crescente da parte della Russia”. La stessa percezione che ha spinto gli altri membri della Nato a rifornirsi di armi, al punto che le importazioni combinate dei 29 membri Ue attuali dell’alleanza sono cresciute del 143%, il 58% delle quali provenienti dagli Usa. E così anche gli Stati Uniti – che con il 42% degli invii di armi si attesta al primo posto indiscusso della classifica Sipri – per la prima volta in decenni hanno inviato più armamenti in Europa (38%) che in Medio Oriente (33%). Eppure il principale ricettore di armi Usa è stata l’Arabia Saudita (12%) mettendo in luce che “per gli importatori le armi Usa offrono capacità avanzate e anche un modo per mantenere buone relazioni con Washington, mentre gli Usa considerano le esportazioni di armi strumento di politica estera nonché un modo per rafforzare l’industria bellica”, spiega Pieter Wezeman, ricercatore senior del Sipri. Dopo gli Stati Uniti, nella classifica si attesta la Francia, con un 9,8% delle esportazioni mondiali e un aumento del 21% negli ultimi cinque anni, cinque volte di più in Europa (+452%) seppure l’80% delle armi è stato diretto fuori regione. Mentre al quarto posto sale la Germania con un 5,7% di esportazioni mondiali di armi, un quarto delle quali verso l’Ucraina sotto forma di aiuti. E sale al settimo posto anche Israele che – nonostante i tanti fronti di guerra aperti – invia fuori il 3,1% delle armi prodotte superando anche il Regno Unito. Unico paese le cui esportazioni belliche sono precipitate in questi ultimi cinque anni è la Russia (-64%) con invii diretti a: India (48%), Bielorussia (13%) e Cina. Quest’ultima, per la prima volta esclusa dalla top ten degli importatori dal 1991-95, con l’esordio della produzione interna.