la Repubblica, 10 marzo 2026
Tax credit, la Finanza a Cinecittà
La Guardia di Finanza torna a Cinecittà. Gli investigatori si sono presentati negli uffici degli studios per acquisire, la documentazione relativa a due opere: M. Il figlio del secolo e Queer, prodotte dalla società The Apartment.
È l’ennesimo capitolo dell’inchiesta della procura di Roma sul sistema del tax credit nel cinema, il meccanismo che consente alle produzioni di recuperare una parte consistente delle spese sostenute attraverso crediti d’imposta. Gli inquirenti stanno verificando se i benefici fiscali siano stati richiesti e ottenuti correttamente oppure se, anche in questi casi, possano esserci state irregolarità nella rendicontazione dei costi.
Non è la prima volta che la Guardia di Finanza entra a Cinecittà nell’ambito della stessa indagine. Già a ottobre scorso i militari avevano acquisito documenti relativi ad altri tre titoli prodotti da Wildside: Finalmente l’alba di Saverio Costanzo, Siccità di Paolo Virzì e L’immensità di Emanuele Crialese.
Il sospetto degli investigatori è sempre lo stesso: che alcune produzioni possano aver gonfiato i costi per ottenere un credito d’imposta più alto del dovuto. Il meccanismo, se confermato, sarebbe semplice quanto efficace: bilanci alterati, fatture sovrastimate o spese dichiarate ma mai realmente sostenute, con lo Stato che finisce per riconoscere un rimborso fiscale superiore a quello spettante.
Sul tavolo della procura di Roma ci sono ormai diversi fascicoli. L’orientamento degli inquirenti è quello di farli confluire in un’unica maxi inchiesta per truffa e falso in bilancio, con l’obiettivo di fare luce su un sistema che negli ultimi anni avrebbe consentito l’accesso irregolare a fondi pubblici destinati al settore cinematografico.