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 2026  marzo 10 Martedì calendario

Ricorsi incrociati sull’ex Ilva

Sull’ex Ilva scoppia la guerra dei ricorsi incrociati. L’azienda e l’associazione dei genitori tarantini tornano a sfidarsi in un’aula di giustizia. Questa volta dinanzi alla Corte d’appello di Milano, chiamata a pronunciarsi su due reclami di segno opposto. Al centro della contesa c’è il decreto con cui il tribunale del capoluogo lombardo ha imposto ad Acciaierie d’Italia l’adozione entro il 23 agosto di una serie di misure di salvaguardia ambientale e sanitaria, pena lo spegnimento dell’area a caldo a partire dal giorno successivo.
L’impugnativa sospende l’esecutività della decisione, di cui Ilva spa e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria chiedono comunque l’annullamento. Se così non fosse, il destino della fabbrica sarebbe segnato, perché difficilmente la trattativa con gli americani di Flacks Group, che pure hanno ribadito di voler acquisire gli impianti, potrebbe andare avanti. I legali degli undici residenti nel capoluogo jonico, invece, invocano la chiusura dello stabilimento con effetto immediato.
L’input del ministro Urso
Già nelle ore successive al provvedimento del tribunale, i commissari avevano fatto sapere di aver dato mandato ai legali di presentare ricorso. Un’azione concordata con il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, che nel vertice a Palazzo Chigi di alcuni giorni fa aveva ribadito la necessità di un’opposizione. «Ho chiesto ai commissari di fare tutto il possibile per evitare la chiusura dell’area a caldo di Taranto, impugnando la decisione e formulando al più presto un’Aia sostenibile», aveva detto. La partita si gioca intorno alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata a luglio 2025. Il reclamo dell’azienda contesta l’assunto principale del provvedimento del tribunale. Quello, cioè, che non sarebbero state adottate alcune misure obbligatorie. In particolare, i giudici hanno rilevato il mancato rispetto degli obblighi di monitoraggio del PM10 e del PM2,5, eccependo anche aspetti riguardanti l’installazione di serbatoi con sostanze pericolose e la completa intercettazione delle emissioni.
La tesi dell’azienda
Quelle che per i giudici sono inadempienze, per i legali dell’azienda sono aspetti oggetto di studi di fattibilità ancora in corso su nuove tecniche di gestione. Ilva e AdI fanno presente alla Corte d’appello che nel 2025 il complesso siderurgico è stato sottoposto a quasi mille ispezioni e che i limiti emissivi sono stati sempre rispettati, come attestato dalle autorità di controllo. Su quest’ultimo punto, però, Ispra e Arpa Puglia nei mesi scorsi hanno segnalato alcuni superamenti rispetto ai valori dell’Aia e proposto al ministero dell’Ambiente una diffida verso l’azienda. Il pool di avvocati delle due società rileva, inoltre, che il testo della nuova Aia, che contiene 470 prescrizioni, è stato messo a punto da un gruppo istruttore di cui fanno parte organismi istituzionali.
I cittadini: spegnere subito
I paletti fissati dal tribunale sono insufficienti per l’Associazione dei genitori tarantini. «La motivazione sulla sospensione dell’attività produttiva è contraddittoria – spiega l’avvocato Maurizio Striano, che assiste i ricorrenti insieme con il collega Ascanio Amenduni – Anziché ordinarne l’immediata sospensione è stato concesso un “termine di grazia” che viola quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea, ossia che le proroghe sono illecite». Di qui, la richiesta di spegnimento immediato.