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 2026  marzo 10 Martedì calendario

Del Vecchio, i fratelli di Leonardo Maria vogliono 13 miliardi

Nel linguaggio pokeristico si dice “vedo” quando si vuole andare a svelare un “bluff” dell’avversario. È ciò che hanno fatto qualche giorno fa Luca e Paola Del Vecchio con il fratello Leonardo Maria, che si è detto disponibile a comprare il 25% della Delfin nelle loro mani (12,5% Luca e 12,5% Paola) per la cifra “monstre” di 13 miliardi. «In accordo con la sua lettera, Le chiedo di mettersi in contatto con i miei avvocati per adottare tutti i passi formali per l’acquisto della partecipazione e il pagamento del prezzo sottostante, pari a Euro 6.495.125.000, pagabili in fondi immediatamente disponibili e senza ritardo», hanno scritto in due lettere distinte Luca e Paola a Leonardo Maria.
Per capire meglio occorre fare un passo indietro. Luca e Paola alla fine di novembre 2024 avevano chiesto il trasferimento in un’altra società di loro proprietà delle rispettive quote per cercare di sbloccare la situazione di stallo che si è venuta a creare a quasi quattro dalla scomparsa del padre Leonardo Del Vecchio. Ma l’assemblea della Delfin, che riunisce sei famigliari e due legatari, aveva bocciato il trasferimento (con 5 voti favorevoli e tre contrari) e dunque Luca e Paola si sono rivolti al giudice lussemburghese affinché definisca un prezzo a cui le azioni possano essere trasferite. Ciò è consentito da una legge del 2016 che ribadisce il principio secondo cui un socio non può restare a vita intrappolato in una società se non lo desidera.
La lettera di Leonardo Maria Del Vecchio
È su questo percorso, tra la richiesta al giudice e il suo pronunciamento, che si è inserito Leonardo Maria con la sua lettera di disponibilità ad acquisire le azioni, al valore di mercato, che secondo gli avvocati rappresenta un obbligo a tutti gli effetti. E ora Luca e Paola rispondono alla lettera di Leonardo Maria per cristallizzare il diritto ad avere la liquidazione delle quote e per andare a svelare il “bluff” di Leonardo Maria. La cifra è calcolata sul Nav (Net asset value) al momento della richiesta di trasferimento delle azioni, quindi intorno alla fine del novembre scorso.
Le fonti vicine a Leonardo Maria continuano a ripetere che la trattativa è in corso, anche perché il Nav nelle ultime settimane è diminuito vistosamente con la caduta dei mercati, e che presto si chiuderà l’operazione. Ma a quanto risulta a Repubblica non esiste alcun accordo preventivo con il resto della famiglia per l’eventuale finanziamento dell’operazione, che dovrebbe passare per un iniziale distribuzione delle riserve di Delfin.
Almeno due o tre famigliari su sei sono contrari a distribuirsi i sette miliardi di riserve che sono custodite nella pancia della finanziaria lussemburghese, e per farlo ci vuole l’unanimità. Il passo successivo sarebbe un accordo, sempre a maggioranza di due terzi, quindi quattro soci su sei, per una costante distribuzione di almeno un miliardo all’anno di dividendi. Però anche questo punto non è stato discusso da Leonardo Maria preventivamente con gli altri soci, che anzi si sono indispettiti per aver letto sui giornali di un’operazione che li riguarda e di cui non sapevano niente. Leonardo Maria nella sua comunicazione ai media continua a sostenere che questa operazione va nella direzione voluta dal padre, ma nel testamento non c’è scritto da nessuna parte che un figlio debba avere in prospettiva più degli altri, a meno che non siano tutti d’accordo. E al momento, non pare che lo siano.