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 2026  marzo 10 Martedì calendario

Torino è la città dove l’aria ristagna più di tutta Italia.

A Torino l’aria ristagna più che in qualsiasi altro capoluogo italiano. È questo il dato più pesante che emerge dall’Indice del clima 2026. Il capoluogo piemontese è ultimo in Italia per circolazione dell’aria, un primato negativo che condiziona fortemente il benessere ambientale. La ventilazione scarsa, soprattutto nei mesi freddi, limita il ricambio naturale e favorisce l’accumulo di inquinanti.
Le notti tropicali
Non sorprende quindi che Torino resti nelle retrovie della classifica generale: il capoluogo sabaudo si piazza al 90 posto su 107 città, recuperando appena una posizione rispetto allo scorso anno ma confermandosi tra le peggiori d’Italia per condizioni climatiche. Nel contesto piemontese fanno peggio Alessandria, centesima, e Asti, 103. La graduatoria, basata sui dati del decennio 2015-2025 forniti da 3Bmeteo, misura quali capoluoghi italiani offrono il clima più favorevole al benessere quotidiano, considerando quindici indicatori: dalle ondate di calore alle notti tropicali, dai periodi consecutivi senza pioggia alle precipitazioni intense, fino alla brezza estiva e alla ventilazione complessiva.
Il ricambio dell’aria
Per Torino, i dati più critici riguardano proprio il ricambio atmosferico. La città si colloca 104 per brezza estiva e ultima per circolazione dell’aria, mentre risulta al 37 posto per ondate di calore e al 34 per caldo estremo. Tra gli indicatori peggiori figurano anche le notti tropicali, i lunghi periodi senza precipitazioni e le piogge intense, fenomeni che negli ultimi anni si sono intensificati.
Le polveri sahariane
A spiegare questi risultati è Claudio Cassardo, professore di Clima e cambiamenti climatici all’Università di Torino. «Il fattore più negativo è la scarsa ventilazione – sottolinea —. Torino è circondata per tre lati dalle montagne e per uno dalla collina. Queste barriere ostacolano il ricambio dell’aria e favoriscono le inversioni termiche, che trattengono calore e inquinanti. È un fattore geografico contro cui si può fare ben poco». Il vento entra raramente e spesso è legato a episodi di foehn. «Le giornate ventose reali sono circa una decina all’anno – aggiunge Cassardo —. Tolti questi episodi, l’atmosfera resta stagnante. Anche le brezze estive sono quasi assenti». Uno condizione che favorisce l’inquinamento. Nei giorni scorsi Torino è stata attraversata da polveri sahariane, trasportate dai venti dai deserti africani. «Si tratta di particelle minuscole, che possono percorrere migliaia di chilometri e raggiungere perfino la Scandinavia – osserva Cassardo —. Il vero problema rimane però quello locale, legato alle emissioni da traffico e riscaldamento».
Neve addio
Il cambiamento climatico aggrava ulteriormente la situazione. Le giornate anticicloniche, più frequenti rispetto al passato, stabilizzano l’atmosfera, rendendo le estati più calde e gli inverni più stagnanti. Le nevicate sono ormai rare: negli ultimi due anni si è registrato un solo giorno di neve per stagione, mentre l’ultima significativa risale al 2012. «Oggi l’estate è più lunga rispetto al passato – spiega Cassardo – e l’inverno ha perso diversi giorni. Primavera e autunno hanno mantenuto lo stesso numero di giornate, ma si sono spostate verso la stagione fredda». Il risultato è una metropoli che si scalda e fatica a disperdere ciò che produce. La stagnazione intrappola le particelle tossiche e accentua l’effetto delle ondate di calore, delle notti tropicali e dei periodi siccitosi. Secondo il climatologo, l’unica strada percorribile per migliorare le condizioni locali passa dalle scelte quotidiane e dalle politiche urbane.
Traffico privato
 «Non possiamo cambiare la geografia, ma possiamo ridurre le emissioni – precisa —. Serve limitare il traffico privato, incentivare i mezzi pubblici e i veicoli meno inquinanti e sostituire gli impianti di riscaldamento più vecchi. Intervenire su questi aspetti permette di mitigare il ristagno atmosferico, rendere più respirabile l’ambiente e ridurre l’accumulo di polveri, soprattutto durante le ondate di calore e i periodi di alta pressione».