corriere.it, 10 marzo 2026
Samuele Bersani si racconta
«Abito qui da 35 anni, pago sempre la Tari, ma quando fanno la lista dei cantanti bolognesi io non ci sono mai». Scherza sul suo rapporto con la città di Bologna Samuele Bersani al termine del suo lungo dialogo con Marco Bernardi, presidente di Illumia spa.
Un dialogo inframezzato dai frequenti applausi del pubblico che riempiva il teatro Duse e da spezzoni di canzoni o di video che riguardano Bersani e la sua opera artistica.
Per la conclusione delle giornate nazionali delle Romanae Disputationes, il concorso filosofico che coinvolge migliaia di studenti in tutta Italia, l’associazione Incontri Esistenziali ha deciso di ospitare sul palco del Duse Samuele Bersani.
Il cantautore si è raccontato, superando la sua naturale timidezza, su cui ha anche lungamente scherzato: «Sono molto timido, sono emozionato. Non avevo capito bene che oggi sarebbe stata una serata e con così tanta gente».
Tanti gli argomenti toccati, ma forse il principale filo conduttore della serata è stato il suo rapporto con Lucio Dalla.
Gli inizi del loro rapporto, di amicizia e di collaborazione musicale, risalgono agli esordi di Bersani: «Avevo scritto la canzone Il mostro e mi sembrava una bella canzone. Lessi che Lucio era a Riccione per un evento al Cocoricò e così dovendo iniziare da qualche parte andai a fargliela sentire. Mi disse che quella canzone era meravigliosa e mi fece firmare un contratto, il mio primo contratto. Poi lui fece la sua tourneè io lo seguii e mi trovai a cantare Il mostro che ebbe un grande success».
Lo ricorda con grande affetto, raccontando aneddoti, «perché Lucio mi ha aiutato molto, è stato il mio procuratore fino a quando non ha capito che doveva lasciarmi volare via».
Un rapporto, quello fra i due cantautori, reso celebre dalla ancor più celebre Canzone, noto brano di Dalla il cui testo fu scritto proprio da Bersani ispirato dalla fine di una lunga storia d’ amore e dalla impossibilità di riconquistare la ragazza di cui era innamorato: «Erano giorni di grande tristezza per un amore che era finito e che volevo recuperare, volevo riavere lei. Era la prima volta che venivo lasciato e mi sentivo perso e abbandonato. Andai in studio, ero tanto triste e depresso e me lo si leggeva in faccia. E in studio c’era Lucio che aveva questa musica ma non riusciva a elaborare il testo come avrebbe voluto. Mi vide e mi disse: ora devi capitalizzare il dolore. Canzone è nata così: lui mi lasciò la cassetta e io decisi di raccontare quello che eravamo stati io e lei. Speravo anche di convincerla a tornare con me, ma non ha funzionato».
Non solo Dalla. Bersani ha collaborato e ha conosciuto tanti grandi nomi che hanno fatto la storia della musica italiana. E ha condiviso col pubblico una serie di aneddoti su alcuni di loro. Da Mina che lo chiamò al telefono, «mi disse sono Mina Mazzini. Io non capivo. Poi disse, semplicemente: sono Mina e compresi chi era», all’amicizia con Ornella Vanoni per la quale ha scritto la canzone Isola, il successo di Crazy boy scritta da lui per Fiorella Mannoia, fino alla grande stima per Luca Carboni.
C’è spazio anche per una riflessione sulla creatività e su come sono nati gli splendidi testi delle sue canzoni. Oltre all’amore e al romanticismo, Bersani si definisce un grande romantico, una delle basi della sua creatività è la noia: «Oggi non ci annoiamo più. Abbiamo sempre qualcosa da fare, da vedere o un device in mano. Ma la noia fa bene, è utile. Soprattutto per i bambini e gli adolescenti. Stimola la creatività e l’immaginazione. Me le ricordo bene le giornate di noia quando ero un adolescente nella casa di campagna dei nonni. La fantasia riempie il vuoto di quelle giornate. Perché, alla fine, per scrivere una canzone basta un foglio e la vita che hai vissuto».
Infine i suoi pensieri, da una domanda di Bernardi, sono andati all’uso dell’intelligenza artificiale nella creatività e nella scrittura di testi e brani: «Questo è un punto critico del nostro mondo, del mondo contemporaneo. Perché spesso deleghiamo alla IA il fare, il creare. Le deleghiamo la nostra creatività, lei inventa e noi dichiariamo che quello che ha fatto è invece frutto della nostra inventiva. Non sono contrario alla tecnologia, ma credo che debba essere al servizio di chi crea qualcosa. Perché bisogna saper sfidare e saper usare la propria fantasia».