corriere.it, 10 marzo 2026
L’assassino di Eleonora Giuli potrebbe non essere processato
Lorenzo Innocenti, l’architetto di 37 anni, accusato di omicidio volontario per avere massacrato a coltellate la compagna Eleonora Guidi l’8 febbraio 2025 a Rufina, al momento non è in grado di partecipare al processo e non è socialmente pericoloso. In seguito alle lesioni riportate presenta amnesie, deficit del linguaggio e difficoltà nel ragionamento.
A stabilirlo sono i periti incaricati dal gip Alessandro Moneti in vista dell’udienza del 25 marzo.
«La condizione – è la conclusione a cui sono arrivati lo psichiatra Rolando Paterniti, la neurologa Antonella Notarelli e il medico legale Beatrice Defraia – potrebbe risultare temporanea e suscettibile di miglioramento a seguito di percorso riabilitativo in un centro specializzato per almeno 12 mesi, dopo i quali si ritiene opportuna una rivalutazione dello stato neuropsicologico».
Di tutt’altro parere i consulenti della famiglia Guidi: «Innocenti ha colpito la povera Eleonora con ben 24 fendenti dimostrativi di inaudita ferocia, per di più in presenza del figlio minore – scrivono il neurologo Sandro Sorbi, il medico legale Aurelio Bonelli e lo psichiatra Stefano Berrettini – in assenza di alcuna nota patologia neurologica e psichiatrica, siamo di fronte a un soggetto incapace di controllare le sue pulsioni aggressive e, quindi, estremamente pericoloso».
La mattina dell’omicidio, così come accertato dall’inchiesta della pm Ornella Galeotti, Eleonora stava preparando il caffè quando il compagno la colpì alle spalle, a poca distanza dal figlio di un anno e mezzo.
Innocenti tentò poi di togliersi la vita lanciandosi dalla terrazza. Dopo essere stato in coma è ricoverato all’ospedale di Ponte a Niccheri senza alcuna restrizione.
Questo ha sollevato l’indignazione della famiglia di Eleonora Guidi, assistita dall’avvocato Mario Taddeucci Sassolini.
«Parla, si muove, gira libero in ospedale ma non lo vogliono processare. È uno scandalo. Qualcuno ci dovrà spiegare se d’ora in poi per salvarsi dall’accusa di femminicidio sia sufficiente fare una sceneggiata buttandosi dal balcone»: così Elisabetta, sorella di Eleonora, racconta il suo strazio. «Dopo la morte di mia sorella abbiamo preso solo calci – prosegue – A lui non sono stati neppure sequestrati i beni in favore del bambino, nonostante venga sempre fatto dopo i femminicidi quando c’è di mezzo un minore. E non c’è stata ancora neppure la formalizzazione dell’affidamento. Siamo in un limbo insopportabile».
Intanto due amiche di Eleonora, Lara Cannoni e Monia Bonucci, hanno scritto all’assessora regionale Cristina Manetti e al sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika: «La famiglia di Eleonora vede allontanarsi la possibilità di giustizia. Come cittadine e donne chiediamo che la Regione non lasci sola la famiglia. La lotta alla violenza di genere si dimostra nei fatti oltre le celebrazioni di rito».