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 2026  marzo 10 Martedì calendario

Intervista a Fabrizio Biggio

Si sente più attore o intrattenitore?
«Fare l’attore mi pesa meno, perché ti nascondi dietro il personaggio, hai un ruolo definito, hai le tue battute, è meno faticoso. Per fare l’intrattenitore invece devi essere sul pezzo, sempre pronto alla battuta e all’improvvisazione. In fondo sei anche più scoperto, esposto alla verità: faccio più fatica a essere me stesso che a stare dietro a una maschera».
Non pensa mai a un programma suo?
«No, anche perché quando ho fatto da solo ho sempre fatto un disastro. Non credo di essere un frontman, a me piace stare in coppia».
Fabrizio Biggio ora si sdoppia: non solo tutti i giorni in radio con Fiorello (La Pennicanza), ma anche in tv, tra i protagonisti della fiction Le libere donne (coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy) al via oggi su Rai1. «Quando mi hanno detto che era ambientata in un manicomio ho pensato che mi volessero per interpretare il matto».
Invece è un medico «illuminato».
«Recitare in un ruolo drammatico è un piccolo sogno che coltivavo da tanto. I film comici in fondo non sono mai reali, qui invece mi confronto con una storia vera, ambientata durante il fascismo: a quei tempi le donne libere potevano essere tacciate di follia perché non corrispondevano a certi canoni prestabiliti dalla società e c’era chi se ne liberava mettendole in manicomio, mentre loro aspiravano solo alla libertà».
Il suo è un personaggio «schietto e altruista».
«È molto simile a me perché mette leggerezza un po’ dappertutto. A un certo punto nella sceneggiatura c’è una battuta che mi ha colpito: ma come fai a scherzare sempre anche in situazioni così drammatiche? È una frase che mi sono sentito dire tante volte nella vita».
Si era definito un nerd.
«I nerd hanno una visione alternativa della vita: io non ero il tipo da discoteca o da feste, stavo con un gruppo di amici a giocare a carte, a girare con le prime telecamere».
Come è arrivato a diventare la spalla dello showman più bravo?
«Mi ci ha portato la vita, anche il caso. In realtà volevo fare lo scenografo, mio nonno era un ingegnere, un mezzo inventore, e volevo essere come lui. Poi è iniziata una carriera in cui ho avuto tanti alti e bassi, ho detto anche tanti “no” fino a rimanere senza lavoro. Forse tutti quei “no” mi hanno dato credibilità perché dimostravano che non ero uno che diceva “sì” a tutto, a prescindere. Credo che così la mia immagine sia rimasta in qualche modo pulita».
Il telefono era muto, poi è arrivata la chiamata di Fiorello: la prima reazione?
«Stavo finendo nel dimenticatoio e ho pensato che fosse bello che un altro essere umano avesse ripensato a me perché eravamo stati bene insieme. Alla fine ha contato quel sentimento di comunanza piuttosto che essere sempre sulla cresta dell’onda. Quello che hai seminato nei rapporti, a un certo punto ti torna indietro».
Il legame con lui è fortissimo: l’ha messo pure davanti a sua moglie.
«È stato un lapsus, forse freudiano. Mia moglie mi dice che tanto lo sa che Fiore ormai è mio marito».
Vi siete pure sposati sulle note della canzone di Sal Da Vinci.
«In fondo l’amicizia è una specie di storia d’amore, fatta di affetto sincero, di stima e divertimento: sono le tre chiavi per renderla duratura».

Oggi Fiorello sembra più libero: è così?
«Credo di sì. Penso che con l’età inizi anche a fregarsene di più di certe reazioni e ha voglia di dire quello che pensa. Dietro però c’è sempre lo scopo di intrattenere. Non c’è mai una polemica o una critica fine a sé stessa».
È vero che Maria De Filippi se l’è presa con lui?
«So solo che è una persona a cui lui teneva molto e che ci è rimasto male. Poi è uscito quel nome».
Con l’altro idiota Francesco Mandelli che progetti avete?
«Stiamo scrivendo un nuovo film, il pretesto è un viaggio nel tempo – un topos della comicità da Mel Brooks a Boldi-De Sica – che vedrà I Soliti Idioti alle prese con epoche diverse».
Come mai ha vissuto male quel primo, enorme, successo?
«La grande popolarità dei Soliti Idioti è coincisa con una mia crisi personale. Noi cancro siamo un po’ rompicoglioni, nostalgici, c’è sempre qualcosa che non va, soffriamo».
Una questione di carattere?
«Un dirigente di Mtv mi disse: tu non ce la farai mai a fare ‘sto lavoro perché sei troppo remissivo, non ti imponi, devi essere più stronzo. C’era del vero: piuttosto che dare fastidio mi tiro indietro. Così ho avuto la grande crisi con mia moglie, la grande crisi con Francesco e ho voluto dare spazio a me stesso».
Un’immagine di quel periodo?
«Passò un tram con il mio faccione sopra, lo vidi e pensai: è un momento incredibile, e invece non me ne frega una mazza».
E ora come lo vive questo nuovo grande successo?
«Ho imparato a godermelo».