Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 10 Martedì calendario

Numeri sui donatori e i trapianti d’organo

«E se alla fine l’“effetto Domenico” fosse un’onda di sì alle donazioni?». Flavia Petrin, presidente di Aido, l’associazione italiana donazioni di organi, tessuti e cellule, lancia la sfida, dopo il rimbalzo sconfortante che ha sfiorato il -50 % delle promesse di donazione. E scommette: il contagiri del regalo più grande che c’è può tornare a correre, spinto dal dolore per il bambino morto il 21 febbraio dopo 60 giorni attaccato alle macchine. Morto perché il cuore donato che avrebbe potuto salvarlo era giunto all’ospedale Monaldi di Napoli lesionato dal ghiaccio secco usato nel trasporto da Bolzano.
L’auspicio è quello di un testacoda positivo dopo le polemiche e lo stordimento, in un sistema trapianti che è un’eccellenza in Europa. Con i suoi 84.418 casi in totale dal 1991, anno in cui fu istituito il Centro nazionale trapianti. Tre anni dopo, il 29 settembre 1994, Nicholas Green, in vacanza in Italia, fu colpito da una pallottola mentre viaggiava sulla Salerno-Reggio Calabria: 72 ore dopo, la famiglia Green decide di donare i suoi organi e sdogana il tabù italiano. Un crescendo: il numero di donatori (viventi e non) da 329 è volato a 2.096 in 32 anni (con i numeri del 2025 in arrivo ad aprile per la Giornata nazionale dei trapianti, che si annunciano in tenuta). «Un sistema gratuito – per Giorgio Battaglia, primario di Nefrologia ad Acireale, alla guida del centro siciliano trapianti e membro della consulta nazionale – che non guarda al reddito o al censo: ricordo i primi interventi, sembravano atti magici, i pazienti andavano a scrivere sulla carta d’identità la nuova data di nascita. Oggi che non sembra più magia, ritroviamola nei sì alle donazioni».
Quanto a chi lega la vicenda di Domenico ai luoghi comuni sul Sud: «A parlare sono i numeri, in linea con la media nazionale. Ma in questo caso si parla di doni, di medicina come servizio: le classifiche (pur lusinghiere, ndr) non le riporto». Resta la tragedia, su cui parleranno le sentenze (agli atti, come spiega Fiorenza Sarzanini nel podcast In settimana, c’è ora una telefonata che conferma gli errori). A colpire è il lato umano: «I casi di morte ci sono, i problemi vanno studiati per evitare che si ripetano ma, al contrario di quanto sembra avvenuto a Napoli, i parenti vanno avvisati», insiste Petrin. Per Battaglia «non si sparisce. “Se c’è un errore soffriamo con voi”, questo un medico deve dire».
Petrin auspica: «Spero che l’Italia ripeta ciò che fece con Nicholas. In 8 mila aspettano un sì. Ogni anno 4.500 escono dalle lista d’attesa ma altri 4.500 ci entrano. E può finirci chiunque. La statistica è chiara: puoi avere più bisogno di un trapianto che non avere la possibilità di diventare donatore. Dovesse succedere a me, avrò una risposta solo se avremo lavorato bene, spiegando come un sì sia facile e vantaggioso». Per tutti: «Oggi abbiamo i primi che superano i 40 anni dal trapianto, vita regalata, futuro. Una persona in lista d’attesa tocca una famiglia, ma anche tutta la società: oltre l’80% dei trapiantati rientra al lavoro o a scuola e costa molto meno di una persona in attesa, cui servono cure, dialisi, mesi di ricovero».
La donazione, per Battaglia, si spinge «con la comunicazione, formando gli addetti all’anagrafe al momento del rilascio della carta d’identità». «Parlandone a tutti i livelli e sempre. Non solo l’11 aprile per la Giornata nazionale dei trapianti – gli fa eco Petrin – o per quella Aido a settembre. Quel 40% dei cittadini che non sceglie al rinnovo della carta d’identità e chi ha detto un no non convinto può cambiare idea e li aspettiamo. Bastano 20 secondi (lo abbiamo provato, ndr) a dare il consenso su aido.it o app, con Spid o carta d’identità elettronica». Ripensamenti? «Nella donazione da vivente (rene e fegato, ndr) si può cambiare idea in qualunque momento. Per quelle post mortem la legge prevede che la volontà registrata sia rispettata».
Servono testimonial, anche inattesi, come il presidente della Repubblica Sergio Mattarella; nel 2020 fece di Massimo Pieraccini un commendatore per aver fondato il Nucleo operativo protezione civile logistica dei trapianti di Firenze: 138 volontari che dal 1993 hanno affrontato oltre 15 mila missioni nel mondo a prelevare e consegnare organi e midollo osseo in tempi record. O come il conduttore scomparso Fabrizio Frizzi: «Ero tra le identità misteriose ai suoi Soliti Ignoti – dice Pieraccini – e lui aveva donato il midollo per una ragazza di Verona. Gli lanciai una sorta di messaggio in codice, vidi il suo sguardo cambiare, poi fu lui a raccontare più volte la vicenda per aiutare le donazioni». «Anche la madre di Domenico – dicono Petrin e Battaglia – avrebbe potuto attaccare e invece ha invitato a donare». La Consulta nazionale trapianti, così come Aido pensano a iniziative in nome di Domenico: «Ne parleremo – conclude Petrin – con i genitori. A mamma Patrizia ho già mandato un abbraccio virtuale: spero di darglielo personalmente presto».