Corriere della Sera, 10 marzo 2026
Trump: «Missione quasi compiuta» e si consulta con Putin
«Stiamo facendo enormi passi avanti verso il completamento» della missione militare, «c’è chi potrebbe dire che è praticamente completa», ha detto ieri il presidente Trump in una conferenza stampa in Florida. Poco prima in un incontro con i membri repubblicani del Congresso aveva definito l’operazione in Iran «una piccola escursione», «un’escursione di breve periodo, perché sentivamo di doverlo fare per sbarazzarci di alcune persone», ma aveva aggiunto: «Non ci fermeremo finché il nostro nemico non sarà totalmente sconfitto». Il presidente ha poi dichiarato ai giornalisti che l’operazione è «molto avanti» rispetto alla tabella di marcia iniziale (aveva parlato di 4-5 settimane). «Presto, molto presto»: ha risposto così alla domanda se la guerra possa finire questa settimana. Ma nella notte i Guardiani della Rivoluzione hanno replicato: «Saremo noi a decidere quando finirà».
Trump ha citato una serie di numeri: 5.000 obiettivi colpiti in totale dall’inizio della guerra, 51 navi iraniane affondate, la capacità missilistica ridotta del 90% e quella di lancio di droni dell’83%. Ha sottolineato di voler tenere aperto il commercio del petrolio e del gas attraverso lo Stretto di Hormuz e, se gli iraniani cercano di impedirlo, «verranno colpiti in modo ancora peggiore. Li faremo fuori così velocemente che non saranno mai in grado di risollevarsi».
Parole che sembrano mirate a rassicurare i mercati e tenere sotto controllo i costi dell’energia. «Sono artificialmente alti per via di questa escursione, ma nessuno anticipava che avremmo avuto successo così in fretta». Trump ha ripetuto che la Marina Usa è pronta a scortare le petroliere se necessario e che nel lungo periodo il commercio di petrolio sarà più sicuro senza la minaccia iraniana. Gli interventi americani in Iran e Venezuela danneggiano la Cina, che acquistava un quinto del suo petrolio da questi Paesi, ma Trump ha sostenuto che gli americani stanno «aiutando» Pechino: «Stiamo facendo questo per altri Paesi del mondo, inclusa la Cina, perché il loro petrolio passa dallo Stretto». Ha confermato la sua visita nelle prossime settimane in Cina dove incontrerà Xi Jinping e ha parlato della possibilità di «rimuovere alcune sanzioni per ridurre i prezzi» dell’energia, «finché l’attuale situazione continua».
Trump ha parlato ieri con Putin, che invece sta traendo beneficio dalla situazione aumentando le sue esportazioni di petrolio in Cina. Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, in una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha affermato che è necessario «sospendere tutte le sanzioni imposte all’energia russa in tutta Europa». La telefonata tra Putin e Trump è durata un’ora: secondo il Cremlino, il leader russo ha «espresso diverse idee che mirano a una conclusione politica e diplomatica del conflitto iraniano, inclusi contatti che hanno avuto luogo con i leader dei Paesi del Golfo, il presidente dell’Iran e leader di altri Paesi». Mosca ha lanciato appelli alla de-escalation e ha fatto gli auguri alla nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, che «continuerà con onore l’opera di suo padre». Ma nessuna conferma è venuta da Teheran o da Mosca sulle presunte informazioni di intelligence che, secondo il Washington Post, i russi fornirebbero agli iraniani per colpire obiettivi militari americani in Medio Oriente. La portavoce della Casa Bianca si è limitata a dire che, se fosse vero, non farebbe alcuna differenza sul successo dell’operazione. Putin nella telefonata ha parlato anche di Ucraina; avrebbe sostenuto che le truppe russe stanno «rapidamente avanzando» nel Donbass (contrariamente a quanto dicono molti esperti militari) e che questo dovrebbe portare Kiev a negoziare un accordo.
Della nuova Guida suprema Trump ha detto: «Sono dispiaciuto perché penso che porterà agli stessi problemi di prima», ma non ha voluto dichiarare se «abbia un bersaglio sulla schiena» perché «non sarebbe appropriato». Ma ai membri del Congresso ha spiegato: «I loro leader terroristi non ci sono più, stiamo contando i minuti finché non ci saranno più, hanno scelto nuovi leader e adesso nessuno ha idea di chi guiderà il Paese. E non ci fermeremo finché il nostro nemico sarà totalmente e definitivamente sconfitto... Abbiamo già vinto in molti modi, ma non abbastanza». Ha suggerito che potrebbe essere stato lo stesso Iran a colpire con un Tomahawk la scuola femminile di Minab uccidendo 175 persone. Tuttavia è sembrato più cauto sulle responsabilità, dicendo che non ne sa abbastanza: «Crederò alle conclusioni dell’indagine».