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 2026  marzo 08 Domenica calendario

I trapianti d’utero: nuove strade per la maternità

Nella Genesi si racconta che Sara, non potendo concepire, offre una sua schiava ad Abramo: da quell’unione nascerà Ismaele. In seguito Sara diventerà fertile e darà alla luce Isacco. Nell’Odissea Elena, dopo la nascita di Ermione, non concepisce più e Menelao diventa padre di Megapente grazie a una schiava. Oggi suscita entusiasmo la nascita di Hugo – annunciata il 24 febbraio dal «British Medical Journal» – da una madre trentenne priva di utero dalla nascita, grazie al trapianto dell’organo da una giovane donatrice morta. Entusiasmo più che giustificato se si considera che circa una donna su 4.500 nasce con l’assenza di utero e che infertilità e sterilità risultano in aumento anche a causa dell’inquinamento ambientale e alimentare.
Questo trapianto è il primo inserito in un programma, l’Insitu (Investigational Study into Transplantation of the Uterus), i cui risultati faranno da linee guida. Ben 5 trapianti saranno da donatrice deceduta. Il costo stimato è di circa 35 mila euro per procedura. Il protocollo è rivolto a giovani donne nate senza utero o che lo abbiano perso per isterectomia dovuta a tumori della cervice o endometriali. In precedenza non c’era stato un programma, ma casi sporadici. Il primo trapianto di utero eseguito con successo, da donatrice vivente, risale al 2012 in Svezia e solo nel 2025, nel Regno Unito, è nato il primo bimbo dopo la donazione tra sorelle. Mentre i primi due successi di trapianto di utero da donna deceduta, con la nascita di bambini, si sono avuti in Brasile (2017) e Italia (2022 a Catania). A livello internazionale si contano oggi in tutto circa settanta trapianti, effettuati soprattutto tra donne viventi consanguinee (sorelle, madri, zie). La donazione di utero non rientra tra i trapianti salvavita, ma tra quelli definiti «migliorativi della qualità della vita». Si tratta di un trapianto temporaneo: dopo il parto l’utero trapiantato viene rimosso per evitare terapie immunosoppressive prolungate. Proprio per la natura «effimera», la procedura richiede un rigoroso percorso di consenso informato per la ricevente, di età tra i 24 e 40 anni, e l’eventuale donatrice vivente.
Con l’ultimo successo si aprono prospettive di rilievo che investono la gravidanza surrogata e la maternità in età avanzata sino alla possibilità del trapianto di utero in un corpo maschile (donne transgender) che risulta complesso per gli aspetti chirurgici legati alla riassegnazione dei genitali, la terapia ormonale, il sistema vascolare e la struttura pelvica. Questi progressi alimentano lo sviluppo di biotecnologie riproduttive ed in ambito animale la ricerca su tecniche di gestazione extracorporea (utero artificiale) è particolarmente avanzata; negli umani progetti come Extend (Extrauterine Environment for Newborn Development) si avvicinano all’applicazione clinica, inizialmente per la tutela dei nati estremamente prematuri di 22-23 settimane.
Genesi, Odissea e letteratura moderna (Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood) ci ricordano quanto il controllo della fertilità femminile possa generare conflitti e disuguaglianze. Si impone un’ampia riflessione tra i diversi saperi che hanno il dovere di contribuire… dove sono in questo caso i filosofi?