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 2026  marzo 09 Lunedì calendario

Nancy Brilli parla del suo presente

Nancy Brilli come non l’avete mai vista: malvagia fino alla perfidia, avida, presuntuosa, arrogante, manipolatrice, l’attrice romana è la protagonista (e coproduttrice) de Il padrone, la pièce di Gianni Clementi con regia di Pierluigi Iorio, che dopo il successo riscosso in tutta Italia approda domani al Teatro Quirino Vittorio Gassman per rimanere in scena fino al 22 marzo. Nancy interpreta una donna che, diventata ricca ai tempi delle leggi razziali facendosi intestare come prestanome i beni di un ebreo deportato, 13 anni dopo (siamo nel 1956) si rifiuta di restituirli al proprietario tornato a casa. Nancy, che quotidianamente conduce in diretta con Giorgio Lauro su Rai Radio1 Un giorno da pecora, il 22 aprile nella sua veste di Venere Capitolina sarà la madrina delle celebrazioni per il Natale di Roma. Per il Ministero della Salute animerà quindi uno spot sulla prevenzione ma ha altri progetti in pentola, cominciando con il debutto nella regia cinematografica previsto nei prossimi mesi.
Come mai ha deciso il grande salto dietro la cinepresa?
«Arrivata a 61 anni, e dopo 42 di carriera, ho voluto prendere in mano il futuro. Non ho mai pianificato nulla, mi è bastato avere l’amore del pubblico che non è certo mancato. Ma ho sempre scritto, ho diverse storie pronte e ho deciso di buttarmi pensando a Paola Cortellesi, che è stata bravissima a creare un suo gruppo di lavoro».
E in teatro cosa l’ha spinta a interpretare la tutt’altro che edificante protagonista di “Il padrone”?
«Proprio la sua sgradevolezza. Sono anni che mi propongono personaggi di “fatina” e volevo fare qualcosa di totalmente diverso da me. Partendo da fatti storici, Il padrone indaga sui cattivi sentimenti con toni anche da commedia. La pièce mostra cosa le persone sono disposte a fare pur di non rinunciare ai privilegi acquisiti».
In scena lei pronuncia la frase-choc «Baffetto, cioè Hitler, c’aveva proprio ragione co’ ’sti ebrei». Teme le proteste?
«No, non ci sono mai state. Il pubblico ha sempre capito che quella bestialità non viene da me ma appartiene al mio personaggio ripugnante, indifendibile».
Invece fu polemica, tre mesi fa, la sua uscita da “Ballando con le stelle” da lei definito «un gioco al massacro»: perché?
«Pensavo di partecipare a una gara di ballo ma lo show di Rai1 è un reality in cui la giuria sconfina spesso nella vita personale dei concorrenti. Ma nonostante le difficoltà, quell’esperienza è stata anche positiva perché mi sono messa in gioco imparando tanti passi di danza».
La sua proverbiale schiettezza l’ha penalizzata nel lavoro?
«In molti casi sì. Il mio essere tutta d’un pezzo non è stato d’aiuto, ma mi ha permesso di rimanere fedele a me stessa. Ho visto colleghe portare le buste della spesa alla moglie del produttore. Io non potrei mai».
Si ritiene un’attrice coraggiosa?
«Non così tanto. Non me la sono sentita di lasciare i miei affetti per trasferirmi in Francia dopo il grande successo della serie Les enfants d’abord che avevo interpretato là. Ma ho sempre faticato per convincere gli altri di essere diversa dal mio nome, Nancy Brilli, che sembra fatto di paillettes ed evoca dunque frivolezza, superficialità».
Può esistere l’amicizia nello spettacolo?
«Mi è capitato di considerare amiche delle colleghe che amiche non erano e ci sono rimasta male. Ma crescendo ho imparato a non aspettarmi niente».
Ha un amore in questo momento?
«Quello degli amici, che sono tanti. Ma un uomo non c’è anche se ho diversi spasimanti. Della serie “se li conosci li eviti”...».
Che intende?
«Sono tutti sposati e con me si aspettano di vivere la passione travolgente, mantenendo però la sicurezza della famiglia. Grazie no: non sono tipo da storie parallele o ambiguità».

Che effetto le fa condurre “Un giorno da pecora”?
«Mi fa bene avere un impegno quotidiano. E mi diverte vedere i politici pronti a farsi mettere in imbarazzo».
Il 10 aprile saranno 62: qual è il segreto per arrivarci in forma come lei?
«Mantenere vitalità, vivacità, muovere il corpo e non perdere il buon umore. Ma tutto questo non è scontato, ho lavorato molto su me stessa».
Suo figlio Francesco, 26 anni, sogna di fare l’attore?
«Macché. Ci ho provato in tutti i modi a farlo recitare ma lui non ne vuole sapere. Dopo la laurea in economia presa a Londra, fa il manager nella moda ed è molto contento».
Da Venere Capitolina pronta a celebrare il Natale dell’Urbe, in cosa si sente romana?
«In tutto. Nella pigrizia, in quella serenità congenita che m’impedisce di affrettarmi, nel disincanto e nell’ironia che scandisce la mia vita. Mi sento romana dalla testa ai piedi e sono orgogliosa di esserlo. Ma noi romane siamo tutte delle Veneri Capitoline».