il Fatto Quotidiano, 9 marzo 2026
Ma mi faccia il piacere
L’autoguerra. “La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, anche non lontano dalla nostra Italia” (Sergio Mattarella, presidente Repubblica, 4.3). Hai capito ‘ste guerre? Quando le fa Putin, è il nuovo Hitler. Quando le fanno Usa e Israele, scoppiano da sole e te le ritrovi tra capo e collo quando e dove meno te le aspetti. Tipo la grandine.
L’autoattacco. “Attacco contro l’Unifil, caschi blu gravi in Libano” (Repubblica, 7.3). Avete presenti gli attacchi che partono da soli senza che li sferri nessuno? Ecco, quelli.
Mai dire invasione. “Libano, Israele sconfina” (Repubblica, 4.3). I russi invadono, gli israeliani sconfinano.
Sincronizzate gli orologi. “I dati e gli orari sono molto chiari: sabato 31 febbraio c’è stato il bombardamento” (Antonio Tajani, ministro FI degli Esteri, Camera, 5.3). Sicuro che non fosse il 32 febbraio?
Kamasutra. “L’Europa non ha preso una posizione su Usa-Iran. La nostra posizione è quella dell’Unione Europea” (Tajani, 4.3). Ne riparliamo il 33 marzo.
Rinascimento iraniano. “Magari ci fosse un Bin Salman in Iran” (Matteo Renzi, leader Iv, El Pais, 7.3). Sega elettrica per i giornalisti e doppio stipendio per lui.
Ingrati. “Non meritano la fatica che ho dedicato al servizio della nazione in questi anni” (Guido Crosetto, ministro FdI della Difesa, 2.3). Ma infatti, per noi è troppo: ci lasci soli.
Pd corrente Bibi. “Gentiloni ai pro Sánchez: ‘Il No alla guerra non basta’” (Foglio, 7.3). Ci vuole anche il Sì alla guerra.
Allarme democratico. “L’insidia liberticida ha un sapore nuovo… La famosa convenzione che tiene in vita Radio Radicale è stata prorogata ma dimezzata a sei mesi e il finanziamento è stato concesso ma dimezzato a 4 milioni” (Francesco Merlo, Repubblica, 2,3). Giusto, 4 milioni sono pochi: dài, Merlo, gli altri 4 mettili tu.
Controesodo. “Se vince il Sì la magistratura riacquisirà credibilità, le aziende si fideranno del nostro Paese e torneranno a investire, i giovani che vanno via perché non si fidano dell’Italia ritorneranno a fidarsi” (Giusy Bartolozzi, capo di gabinetto ministero della Giustizia, Telecolor Sicilia, 6.3). Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.
Esodo. “Ho un’inchiesta in corso, io scapperò da questo Paese” (Bartolozzi, ibidem). Praticamente dobbiamo votare Sì per evitare che la capo di gabinetto di Nordio, indagata per false dichiarazioni al pm sullo scandalo Almasri, si dia alla latitanza.
Fino a un certo punto. “Per il Parlamento europeo il diritto internazionale è la pietra fondante, ma bisogna evitare di abusarne” (Roberta Metsola, presidente del Parlamento Ue, Avvenire, 4.3). Ma infatti, non esageriamo.
Ah, anche critica d’arte! “Riteniamo inaccettabile la partecipazione della Federazione Russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Condanniamo con la massima fermezza la decisione di consentire alla Russia di partecipare… Una scelta del genere rischia di legittimare un regime responsabile di violenze continue e danneggerà inevitabilmente la reputazione e l’autorevolezza morale della Biennale stessa” (Pina Picierno, vicepresidente Pd del Parlamento Ue, e altri eurodeputati Ppe, Pse, Renew, Verdi, Ecr e Sinistra, 6.3). Fortuna che la presenza di Usa e Israele rende la Biennale molto più morale e autorevole.
L’acquolina in bocca. “C’è un po’ di preoccupazione ovunque, ma queste situazioni sono anche opportunità per gli imprenditori della logistica” (Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, sul conflitto in Iran, 4.3). Finché c’è guerra, c’è speranza.
I giureconsulti. “Fu il ministro fascista Dino Grandi a unificare le carriere” (Verità, 22.2). “La non separazione delle carriere è una reliquia fascista, un’invenzione del 1941” (Silvana De Mari, Verità, 5.3). Infatti il concorso unico per pm e giudici risale agli Ordinamenti giudiziari di La Marmora (1865) e di Zanardelli (1890): due noti fascistoni ante litteram.
Il modello. “Appalti, Gualtieri parla alla Ue: ‘Metodo Giubileo in Europa’” (Messaggero, 5.3). Non è mica da tutti spendere 2,2 miliardi per 668 cantieri e lasciarne incompiuti 327.
Magari. “Un imputato su due non avrebbe dovuto subire un processo” (Francesco Greco, presidente Consiglio nazionale forense, Verità, 2.3). A parte l’avvincente teoria dei gup-medium che devono prevedere anni prima le sentenze definitive, il vantaggio sarebbe che un avvocato su due sarebbe disoccupato.
Il titolo della settimana/1. “Votare Sì e sognare un’alternativa alla leadership del centrosinistra” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 5.3). Tipo la Meloni, per dire.
Il titolo della settimana/2. “Noi magistrati del Sì ci stiamo battendo per il nostro 25 aprile. Siamo diventati parte di una vera ‘primavera’ e siamo amati dalla gente” (Natalia Ceccarelli, Verità, 5.3). Tutti e tre?
Il titolo della settimana/3. “Centri sociali ed ex Br fanno festa. Impedirono 50 sfratti: tutti salvi. Dopo 11 anni, reato prescritto per 75 attivisti” (Verità, 1.3). Ma come, i prescritti non erano innocenti perseguitati e poi assolti?
Il titolo della settimana/4. “Cerno cala il ‘2 di picche’ su Rai2 per dare voce a chi non ce l’ha” (Giornale, 6.3). Cioè al governo.
Il titolo della settimana/5.“Da Zapatero a Sánchez: il centrosinistra e quell’eterno fascino per il ‘papa straniero’” (Corriere della sera, 6.3). E nessuno che s’invaghisca, che so, di Netanyahu.
Il titolo della settimana/6. “Nasce il Comitato Sanitari per il Sì” (Dubbio, 5.3). Pozzi-Ginori o Ideal Standard?