La Stampa, 9 marzo 2026
Il lavoro di cura incide per il 30% sul reddito
La cura non è più solo una responsabilità privata: è una questione economica strutturale che incide in modo significativo sugli equilibri delle famiglie italiane. È quanto emerge da una ricerca promossa da Nuova Collaborazione, associazione nazionale datori di lavoro domestico, che analizza l’impatto economico e occupazionale dei bisogni di assistenza e lavoro domestico. Il bisogno che incide maggiormente sull’equilibrio economico delle famiglie è l’assistenza a una persona con disabilità (40%), seguito dall’assistenza continuativa a un anziano (33,8%). La cura dei figli per conciliare lavoro e famiglia si attesta al 16,9%, mentre solo il 6,2% dichiara di non avere attualmente bisogni di cura rilevanti. Nel complesso, il quadro restituisce un Paese in cui la non autosufficienza – legata alla disabilità o all’età avanzata – rappresenta la principale voce di pressione economica sulle famiglie. Il dato più rilevante è che per il 33,8% delle famiglie la spesa per la cura supera il 30% del reddito mensile, mentre un ulteriore 13,8% dichiara un’incidenza compresa tra il 20% e il 30%. A questo si aggiunge un 35,4% che fatica a stimarne il peso complessivo, a conferma di una pressione economica continua e difficilmente misurabile.
Il sondaggio evidenzia un impatto diretto sulla partecipazione al lavoro retribuito: nel 53,8% dei casi, in assenza di un adeguato supporto di cura, è una donna della famiglia ad aver ridotto o abbandonato l’attività lavorativa. Solo nel 6,2% dei casi la rinuncia riguarda un uomo, mentre un ulteriore 6,2% indica che la riduzione ha coinvolto entrambi. Il 10,8% dichiara di non aver dovuto rinunciare grazie a un supporto esterno. Il dato conferma come il carico di cura continui a tradursi in una penalizzazione occupazionale prevalentemente femminile, con conseguenze strutturali su reddito, carriera e contribuzione previdenziale.