la Repubblica, 9 marzo 2026
Papa Leone invoca la pace, l’attacco a Trump dell’arcivescovo di Chicago
Paradossalmente è lui, un Papa, a parlare laicamente di dialogo, di ragionevolezza, di diplomazia in un frangente nel quale i leader politici, da Donald Trump a Benjamin Netanyahu, agitano argomenti religiosi e citazioni bibliche per giustificare l’intervento militare in Iran. Leone XVI è tornato a fare appello per la pace in Medio Oriente, mentre un cardinale a lui molto vicino, l’arcivescovo di Chicago, è intervenuto per condannare come «disgustoso» il video diffuso sui social della Casa Bianca che mixa immagini dei bombardamenti e spezzoni di film d’azione quasi che la guerra fosse un videogame.
«Dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione», ha detto Robert Francis Prevost all’Angelus domenicale: costernazione, ossia un grado di sconforto in più rispetto alla preoccupazione che ha espresso negli ultimi giorni. «Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura», ha scandito il Papa, «si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano», ha rimarcato, «possano sprofondare nuovamente nell’instabilità». Solo pochi mesi fa, a inizio dicembre, Leone XIV era in Libano, confermando una predilezione della Santa Sede per questo Paese che Giovanni Paolo II definì un “messaggio” di convivenza, dove i cristiani – caso più unico che raro nella regione – rappresentano un terzo della popolazione. Ora che il Golfo è in fiamme, Leone ha elevato la propria «umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale», ha sottolineato, «si possa sentire la voce dei popoli». Il Papa ha stigmatizzato esplicitamente chi sta fomentando la guerra di religione: «Non è il tempo delle contrapposizioni tra un tempio e l’altro, tra “noi” e gli “altri”», ha detto: «Gli adoratori che Dio cerca sono uomini e donne di pace, che lo adorano in Spirito e verità».
Un avvertimento a cui ha fatto da pendant la dura presa di posizione del cardinale Blase Cupich, arcivescovo di quella Chicago dalla quale viene Prevost. «Una vera guerra, con vera morte e vera sofferenza, trattata come se fosse un videogioco», ha detto del montaggio di immagini diffuso dalla Casa Bianca: «È disgustoso». Per Cupich, che ha recentemente bollato come «immorale» la politica estera degli Stati Uniti insieme ad altri due big dell’episcopato Usa, i cardinali Robert McElroy di Washington e Joseph Tobin di Newark, anche i soldati americani uccisi in battaglia «sono disonorati da quel post sui social media».
Un «colpo», ha detto ancora Cupich, «non è mettere punti sul tabellone, è una famiglia in lutto la cui sofferenza ignoriamo quando diamo priorità all’intrattenimento e al profitto rispetto all’empatia. Il nostro governo», ha proseguito il cardinale, «sta usando la sofferenza del popolo iraniano come sfondo per il nostro intrattenimento, come se fosse solo un altro contenuto da sfogliare mentre siamo in coda al supermercato». Il popolo americano «è migliore di così», ha concluso il cardinale vicino al Papa, «l’Iran è una nazione di persone, non un videogioco a cui altri giocano per intrattenerci».