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 2026  marzo 09 Lunedì calendario

Intervista a Samurai Jay

Diciassettesimo in gara a Sanremo. Non bene...
«’A disgrazia. Da napoletano ho pensato subito alla Smorfia... Poi mi sono reso conto che mi ero divertito e che il risultato non mi pesava».
Venerdì per Samurai Jay, vero nome Gennaro Amatore, classe 1998, è arrivato il numero 1 nella classifica Fimi per «Ossessione», 13 milioni di ascolti in streaming... Vincitore morale?
«Lo avevo detto prima e lo confermo: per me già essere stato preso era una vittoria. Adesso è un bene che il brano stia funzionando, ma se non fosse andato bene sarebbe stato uno stimolo per capire gli errori».
Ritorno da eroe a Mugnano, provincia di Napoli...
«Sono fiero delle mie radici. Nel viale sotto casa di mia madre c’erano il sindaco, i vigili, gli amici, tutti. Che ricordi. Su quel viale giocavo a pallone, ho dato il mio primo bacio, ho ceduto alle insistenze dell’amica che mi voleva fare le treccine».
All’annuncio del cast c’è stata una pioggia di «chi?», «non se lo merita» anche se arrivava da una hit virale come «Halo»...
«Alla fine decide il pubblico. Sono andato pensando: la gente mi ascolterà e deciderà se mi ama o non mi ama».
Cosa ha funzionato?
«La spensieratezza, eravamo sinceri e genuini. In passato forse è mancato questo al mio progetto. Qui si è visto Genny, i suoi amici, la chitarra: è stato il vero plus».
Chi sono gli amici?
«Vito Salamanca e Luca Stocco. Questo è il sogno di tutti e tre: la musica come condivisione, giornate spensierate passate a suonare».
Come ha iniziato?
«A 14-15 anni, chitarrista di una band metal core. Poi sono approdato al pop punk. Dieci anni fa ho intrapreso la carriera solista e l’anno scorso ho scoperto Vito su TikTok: l’ho contattato e sono andato da lui in Calabria. In un attimo è nata “Halo”. “Ossessione” è la seconda canzone scritta insieme. Luca l’ho conosciuto attraverso Vito: amore a prima vista. Ora lavoriamo al disco».
È stato il Sanremo delle mamme. L’omaggio di Serena Brancale alla madre scomparsa, lei e Sayf che le portate sul palco...
«Mia madre è la persona più importante della mia vita, anche per tutto quello che è successo nella musica. Quando le parlai del mio progetto solista si fece fare il primo autografo della carriera di Samurai Jay, lo incorniciò ed è rimasto appeso in casa da allora».
Mamma musicista?
«Canta benissimo, tutti i professori dicevano ai nonni di farle studiare musica, ma è stato il suo sogno represso. Nonno era uno vecchia scuola: lavorava in banca e le fece fare ragioneria. Lei ha continuato a cantare in chiesa, è molto religiosa, fa parte di Rinnovamento nello Spirito Santo (associazione riconosciuta dalla Cei ndr). Ho interiorizzato il suo credere, la fede, e l’ho messo nella musica. Se in una cosa credi, alla fine accade».
Altra musica in casa?
«Mio fratello Tony Amatore è un dj-produttore: quest’estate con un brano è stato sopra “Halo” nella Viral di Spotify».
E papà?
«Addetto alla manutenzione dell’eremo di Camaldoli. È la forza razionale della famiglia. Diceva: se vuoi volare, devi avere benzina. Ma non mi ha mai ostacolato. Anzi, mi portava lui in auto alle prove».
Dal 2016 ad «Halo» c’è un buco. Mai pensato all’addio?
«Ho avuto più personalità: rap, rock, funk, reggaeton... E altrettante volte ho pensato di mollare. L’ultima prima di “Halo”. Non sentivo più stimoli. Con Vito e Luca siamo tornati a suonare strumenti veri, a far vibrare le corde della chitarra classica che ci ha portato verso i suoni latin».
Suonare non fa GenZ...
«Sta tornando. Spero che qualche ragazzino per Natale chieda una chitarra o una batteria al posto dell’iPhone. Mio fratello faceva le medie a indirizzo musicale e suonava la chitarra. Volevo replicare quello che faceva lui. Mi sono innamorato del rock e papà a 9 anni mi ha regalato la prima chitarra elettrica. Mi viene un nodo in gola a raccontarlo».
A scuola?
«Ero l’impersonificazione dell’intelligente ma non si applica. Mi sono fatto bocciare volontariamente un anno perché non avevo più soldi per finanziare la mia musica e sono andato a lavorare. Quei soldi sono stati oro colato. Una prof mi diceva: “con la musica non si mangia”. Due mesi dopo la fine della scuola ho avuto la prima hit da club e ho iniziato a vivere di musica, ma in quei due mesi le sue parole sono state un peso nella testa».
Arriva a Sanremo e Belén sbaglia il playback...
«Capita. A me all’inizio si è staccato il microfono e siamo dovuti ripartire da capo: una storia da raccontare ai nipoti».
Anche sul disco la voce è quella di Belén?
«Lei si sente nel video di YouTube. Sulle piattaforme invece c’è una mia amica cilena».
Passioni oltre la musica?
«Devo trovarmi un hobby... Mi manca tutto lo spettro dei film culto... Non ho ancora visto Fight Club... Vito insiste con Blues Brothers...».
«Ossessione» è la sua passione per la musica. La sua ossessione adesso?
«Dare indietro l’amore che ho ricevuto facendo il disco più bello che possiamo. Lo dedico a mia nonna Rosa. Prima di salire sul palco a Sanremo, il mio rituale era una preghiera per lei. Si vede che ha ascoltato».