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 2026  marzo 09 Lunedì calendario

Le nipoti di Bartali: «I suoi cimeli rubati». A processo lo svuotacantine

I cimeli sono stati sequestrati e sono al sicuro. Trofei, medaglie, documenti, album fotografici e un’agenda sulla quale annotava scrupolosamente allenamenti quotidiani e persino l’alimentazione. Un pezzo di vita agonistica del grande Gino Bartali conservato in tre scatoloni finiti nel garage della casa del figlio Andrea, a Montefano (Macerata).
Memorabilia, dall’inestimabile valore affettivo per parenti e appassionati, finiti al centro di un curioso contenzioso tra le eredi di Bartali e uno svuotacantine di Senigallia, Giovanni Spenga, 58 anni. Il prossimo 22 ottobre andrà a processo per furto aggravato, mentre le nipoti del ciclista, Stella e Gioia Bartali, si sono costituite parte civile. Accusano il rigattiere di aver portato via anche quei tre scatoloni con i cimeli del nonno. Ma Giovanni Spenga non ci sta e si difende: «Mi hanno detto di portare via tutto. Ho testimoni e anche un contratto che lo dimostrano». «Il mio cliente non poteva sapere cosa c’era nel garage e ha portato via tutto – aggiunge il suo legale, Marco Subiaco —. Dopo due anni le nipoti si sono svegliate reclamando i cimeli e chiedendo 50 mila euro di risarcimento». Chi ha ragione lo deciderà il giudice monocratico Federico Sinonelli.
La storia comincia alla fine del 2022, quando le nipoti di Gino Bartali contattano su Internet Giovanni Spenga per portare via, sostengono, solo mobili e altro materiale di arredo che tenevano nel garage della vecchia abitazione del padre, morto nel 2017. L’anno dopo vendono anche la casa. Tutto sembra esser finito lì. Ma, nel marzo 2024, ricevono la telefonata del presidente dell’«Associazione amici del museo del ciclismo Gino Bartali» di Firenze che chiede informazioni su alcuni cimeli del grande campione che sono stati messi in vendita. La preoccupazione è che si tratti di materiale rubato. Si scopre così che ad offrirli al museo del ciclismo di Firenze era stato proprio Giovanni Spenga. Messe in allarme, le due sorelle si rivolgono alla Procura di Macerata che avvia l’indagine e dispone il sequestro dei memorabilia.
Le nipoti di Bartali, attraverso il loro legale Gerardo Pizzirusso, fanno sapere che al momento non vogliono aggiungere altro a quanto trapelato dopo l’udienza predibattimentale di giovedì scorso. «Siamo molto impegnate a onorare la memoria del nonno – l’unico commento – andremo avanti fino a quando ci verrà restituito tutto». Più loquace Spenga che si difende e attacca. «Ho svuotato quella cantina senza sapere nemmeno che fossero le nipoti di Bartali – afferma —. L’ho capito solo quando mi è capitato tra le mani un trofeo. Un sacco di roba era ammuffita o arrugginita. Alcuni pezzi li ho fatti restaurare a mie spese e poi li ho offerti in vendita al museo di Firenze. Nessun furto, ho agito in totale buona fede».
A detta del suo legale la trattativa con il museo di Firenze non si concluse anche perché gli avevano offerto appena 800 euro. E poi insiste: «Le nipoti di Gino Bartali gli hanno detto di svuotare completamente tutto il garage. Forse neanche loro sapevano cosa ci fosse in quegli scatoloni e quei cimeli magari sarebbero potuti finire in una discarica».