Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 09 Lunedì calendario

«Fuori la Russia dalla Biennale»

I ministri degli Esteri e della Cultura di Kiev hanno chiesto alla Biennale di Venezia di escludere la Russia dalla partecipazione alla prossima rassegna d’arte, che prenderà il via il 9 maggio. «Invitiamo gli organizzatori della Biennale a riconsiderare la loro decisione di consentire il ritorno della Federazione Russa e a mantenere la posizione di principio dimostrata nel 2022-2024», hanno dichiarato in una nota il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha e la ministra della Cultura Tetyana Berezhna. «Dal 2022 la guerra condotta dalla Russia ha causato la morte di 346 artisti ucraini e stranieri e di 132 professionisti dei media. La Russia usa apertamente la cultura anche come strumento di influenza politica», hanno proseguito, aggiungendo che «in questo contesto, consentire ai rappresentanti della Russia di partecipare a eventi culturali internazionali è inaccettabile».
Dal 2022, quando gli artisti russi Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva, insieme al curatore Raimundas Malašauskas, decisero il ritiro del loro padiglione perché «incompatibile con l’invasione dell’Ucraina», la federazione russa non si era più presentata, prestando il proprio padiglione alla Bolivia. Quest’anno ha deciso di tornare.
Si tratta in tutti i casi di una scelta autonoma, tant’è che la Biennale rimanda a quanto già affermato: «Di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, la Biennale esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte. La Biennale, e Venezia, si confermano luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo la vicinanza fra i popoli e le culture e auspicando sempre la fine dei conflitti e delle sofferenze».
È bene ricordare che i padiglioni nazionali ai Giardini di Venezia sono di proprietà dei governi delle rispettive nazioni, non della Biennale: il primo a costruirne uno fu il Belgio nel 1907, poi Germania, Gran Bretagna, Ungheria, Francia, Paesi Bassi e Russia nel 1914. Per prassi, la Biennale riceve dai governi di questi Paesi (in genere dal ministero degli Esteri o della Cultura) la segnalazione della partecipazione con indicato il nome del committente (in genere il ministero), il nome dei curatori, degli artisti e il progetto. Non risulta che la Fondazione Biennale abbia vietato ai Paesi di esporre nei propri padiglioni. L’Ucraina, invece, sempre con proprio committente e curatore, è ospitata in uno spazio gestito dalla Fondazione Biennale all’Arsenale.
Mikhail Shvydkoy, delegato russo per gli scambi culturali internazionali ed ex ministro della Cultura ha dichiarato che nel padiglione saranno coinvolti una cinquantina di giovani musicisti, poeti e filosofi russi e di altri Paesi (sarebbero Brasile, Mali, Messico e Argentina) in una mostra intitolata The Tree is Rooted in the Sky. La partecipazione plurinazionale, sottolinea, è «un’ulteriore prova che la cultura russa non è isolata e che i tentativi di cancellarla intrapresi negli ultimi quattro anni dalle élite politiche occidentali non hanno avuto successo. È proprio per questo che abbiamo deciso di creare un progetto in cui si possa ascoltare una polifonia multilingue di culture che non si considerano periferiche rispetto all’Occidente».
Nel 1970, dopo l’invasione della Cecoslovacchia, i cechi non aprirono il padiglione apponendo la scritta: «Chiuso per motivi tecnici. Informazioni al padiglione sovietico». Nel 1974, il presidente Carlo Ripa di Meana decise di dedicare l’intera edizione al Cile come protesta contro Pinochet. Molti pittori, tra i quali Sebastian Matta ed Emilio Vedova, riempirono i campielli con murales inneggianti alla libertà del Cile.