Corriere della Sera, 9 marzo 2026
Trump telefona a Starmer. Poi tira dritto sull’Iran
Keir Starmer ha parlato ieri con Donald Trump, segno che i due leader mondiali continuano a comunicare nonostante i messaggi di «rimprovero» inviati dal presidente americano al premier britannico sul suo social Truth e attraverso i giornali. I due leader hanno discusso della situazione in Medio Oriente e della cooperazione militare tra Regno Unito e Stati Uniti, «attraverso l’uso delle basi della Raf (l’aereonautica militare britannica, ndr) in supporto dell’auto-difesa collettiva dei partner della regione», secondo un comunicato di Londra. Il premier ha anche fatto le condoglianze per i caduti americani. Non è chiaro se Trump abbia espresso di nuovo frustrazione per l’esitazione dell’alleato nel collaborare agli attacchi contro l’Iran, come sabato quando ha accusato la Gran Bretagna di cercare di «unirsi alle guerre dopo che abbiamo già vinto».
In un’intervista con la tv Abc News, il presidente americano ha avvertito ieri che la prossima Guida Suprema iraniana «non durerà a lungo» se non «otterrà la nostra approvazione», aggiungendo di essere disposto a lavorare con eventuali elementi rimasti dell’attuale regime: «Vogliamo assicurarci di non dover tornare qui ogni dieci anni, quando magari non avrete un presidente come me che è disposto a farlo. Non voglio che tra cinque anni si debba tornare a fare la stessa cosa, o peggio ancora lasciare che abbiano un’arma nucleare». Trump ha detto anche di non aver escluso l’invio di forze speciali per recuperare l’uranio arricchito rimasto in Iran: «Tutto è sul tavolo. Tutto». Il presidente ha affermato che l’Iran «aveva un piano per attaccare l’intero Medio Oriente», anche se non sono finora state presentate prove di un simile piano.
La sera prima, dopo la cerimonia del ritorno delle salme dei caduti americani, il presidente aveva affermato che in base alle informazioni disponibili «è stato l’Iran» a colpire la scuola femminile nel sud del Paese, con la morte di almeno 175 persone. Il suo ambasciatore alle Nazioni Unite, Mike Waltz, intervistato da Abc News è stato più cauto: «Lascerò che lo dicano le indagini. Abbiamo visto casi come a Gaza, per esempio, dove Hamas incolpava immediatamente gli israeliani... Posso dirvi, in quanto veterano, che indubbiamente gli Stati Uniti fanno tutto quello che possono per evitare le vittime civili. A volte purtroppo si verificano tragici errori». In volo sull’Air Force One un giornalista ha chiesto a Trump se parlare con le famiglie dei soldati uccisi in questa guerra gli abbia fatto cambiare idea. «No, per niente. I genitori sarebbero dispiaciuti se lo facessi. Ciascuno di loro mi ha detto: signore, vinca per mio figlio e, in un caso, come sapete per la giovane figlia». Trump ha negato anche che ci siano critiche da parte della base «Maga»: «Quello che stiamo facendo è una cosa molto Maga. Altrimenti non avremmo più questo Paese, ci colpirebbero. E salvare l’America è la cosa principale per i Maga».
In Norvegia intanto la polizia indaga su un’esplosione che ha danneggiato l’ingresso dell’ambasciata americana di Oslo, causata da un congegno esplosivo lasciato dentro uno zaino verso l’1 del mattino.