Corriere della Sera, 9 marzo 2026
Mojtaba è la Guida Suprema dell’Iran
Dopo giorni di annunci e smentite, la tv di Stato iraniana cala l’asso nella notte di Teheran: «L’ayatollah Seyyed Mojtaba Hosseini Khamenei è la terza Guida suprema della Repubblica islamica». Parole che si aspettavano da tutto il giorno, da quando i religiosi dell’Assemblea degli Esperti sono usciti allo scoperto annunciando che «il consenso è stato raggiunto».
Nella mattina di ieri, gli 88 saggi hanno deciso il nome del successore di Ali Khamenei, morto nel primo giorno di guerra, «con una maggioranza schiacciante». Come ci s’aspettava, il prescelto è Mojtaba, il figlio 56enne dell’ayatollah ucciso. Il secondogenito prediletto che da anni, nell’ombra, tira le fila della Repubblica islamica. A tramutare gli indizi in certezze quasi assolute è stato il commento di un membro degli Esperti, Hosseinali Eshkevari: «Il nome di Khamenei continuerà a esistere». Ma serviva il sigillo ufficiale.
Donald Trump non sembra voler cambiare passo: il prossimo capo dell’Iran «dovrà ottenere la nostra approvazione. Se non la otterrà, non durerà a lungo», ha detto il presidente americano, prima che il nome fosse confermato. Dando man forte all’ultimatum dell’esercito israeliano: «Il lungo braccio di Israele continuerà a perseguitare il successore e chiunque tenti di nominarlo».
Mojtaba, ultraconservatore doc, per i suoi strettissimi legami con le Guardie della Rivoluzione e per ciò che rappresenta, è già «inaccettabile» per Washington – un’ingerenza che fa infuriare la Repubblica islamica. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, su Nbc, ha commentato: «Spetta al popolo iraniano eleggere il nuovo leader. Sono affari solo degli iraniani e di nessun altro».
Un’elezione che sembra essere stata controversa. A una parte dei religiosi non è piaciuto il pressing dei pasdaran, che in questa settimana hanno sparato tutte le loro cartucce per convincere i «saggi» e far trionfare Mojtaba Khamenei. Non convinceva nemmeno la successione dinastica, un affronto ai fondamenti della Repubblica islamica – proprio Khomeini, il fondatore, l’aveva battezzata «repubblica» per allontanarsi dalle dinastie monarchiche, come quella dello scià. Ma i giornali dell’opposizione hanno scritto di un’altra ruggine che avrebbe posticipato l’annuncio: Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, l’uomo che da settimane ha in mano le sorti politiche della Repubblica islamica, sarebbe stato tra i contrari a Mojtaba al timone del Paese perché sognava di vedere il fratello al suo posto. Dall’altra barricata, a spingere per Khamenei junior ci sarebbe stato Mohammad Baqer Qalibaf, presidente del Parlamento: lo scontro tra i due – reggenti de facto, entrambi ex pasdaran – avrebbe complicato la «corsa al turbante».
Sono giunte fino a qui anche indiscrezioni che a questo punto hanno più l’aria del mito. Si è detto che Ali Khamenei avrebbe scritto nero su bianco nelle sue volontà che Mojtaba non poteva essere il suo successore. Il Mossad ha aggiunto: il figlio avrebbe persino tentato di far sparire quel foglio tra le fiamme.