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 2026  marzo 09 Lunedì calendario

Biografia di Simone Deromedis, un noneso sul tetto del mondo

Dopo la medaglia d’oro che lo ha fatto diventare leggenda – un traguardo così importante ti rende grande per tutta la vita – Simone Deromedis si è fatto abbracciare dalla sua gente. In piazza San Vittore a Taio lunedì scorso c’erano centinaia di persone per festeggiare il “Ragazzo d’oro”, titolo dell’evento organizzato dal Comune di Predaia."D’oro” non solo per la medaglia, ma anche per il tipo di persona che è. Disponibile, gentile, spontaneo. Uno che non sembra montarsi tanto facilmente la testa, neppure se è il primo atleta al maschile – dopo Giuliano Razzoli nello Slalom speciale di Vancouver 2010 – a vincere una gara olimpica individuale. «È una statistica che non sapevo» ammette Simone nella cantina di casa sua, circondato da amici e parenti, con cui trascorre del tempo in allegria di ritorno dalle gare di Coppa del mondo in Serbia a Kopaonik, prima di ripartire per l’Austria (a Montafon, gare in programma mercoledì 11 e giovedì 12 marzo). La prima impressione che si ha di Deromedis è che è enorme. Chi scrive non è proprio piccolino, ma averlo davanti ti sovrasta. Sarà pure l’"aura” che si è posata sul ragazzone noneso dopo la vittoria di Livigno, ma i 195 centimetri per 105 chili del campione olimpico sono un dato di fatto. Stazza che, assieme alle grandi mani, torna utile a papà Luca quando Simone torna a Taio: se c’è bisogno, non si sottrae ad aiutarlo tra i “pomari” della Val di Non.Classe 2000, 26 anni da compiere il 2 aprile, ha respirato l’aria di casa prima delle ultime tappe che lo vedranno impegnato in Coppa del mondo.A distanza di due settimane dalla vittoria sulla pista di Livigno, quali sono le sensazioni che provi?«Vincere una medaglia così ti stupisce un po’. Quando sono tornato a casa per la prima volta dal trionfo, una settimana fa, ho visto bandiere e striscioni in giro per il paese che inneggiavano a me ed è stato bello. La mattina seguente sono passati sotto casa i bambini dell’asilo urlando “Simone, Simone!”. Tutto questo fa un certo effetto, non so se mi aspettavo un ritorno del genere».Vincere un’Olimpiade è diverso da un Mondiale (vinto da Simone nel 2023 a Bakuriani, in Georgia).«Questa è una medaglia molto pesante, rispetto a quanto avevo già fatto in passato. Vediamo ora cosa succederà, sto ancora capendo un po’ alla volta cosa ho fatto».Se ripensi alla finale olimpica, che ricordi ti vengono in mente?«Non ho ancora rivisto la gara. Non ho tantissimi ricordi, ero talmente concentrato durante la corsa, tra la stanchezza e tutto il resto, che molte cose le ho perse. È stata una finale estenuante fisicamente. Il pubblico di casa, con le trombe e il casino che faceva, è stata una grandissima spinta per non mollare e arrivare in fondo davanti a tutti».Sedici anni dopo, finalmente un oro individuale maschile ai Giochi.«Quando l’ho scoperto, mi ha colpito moltissimo. Non mi aspettavo fosse passato così tanto tempo, per fortuna abbiamo le donne. Mi fa veramente piacere, aggiunge valore a questa medaglia. Non è cosa da poco».Cosa ti regalerai con il premio che ti darà il Coni (180mila euro) per aver vinto la medaglia d’oro?«Non ho ancora pensato a niente in particolare, ma probabilmente avrà quattro ruote».Dopo la competizione olimpica siete partiti subito per la Serbia, per le due gare in Coppa del mondo. A te non è andata benissimo: 8° nella prima gara, fuori ai quarti di finale nella seconda.«Nessuno di noi dello skicross era super gasato di avere le gare così ravvicinate alle Olimpiadi. Già se non hai vinto una medaglia hai molti impegni. Se la vinci, come ho fatto io, sei sommerso da interviste e altri impegni con i media. La testa doveva essere da cento parti, non ero concentrato al 100% sulle gare. Ma non sono per nulla preoccupato del risultato, è andata bene così, l’importante era non farsi male. Sono tranquillissimo e sicuro che per le prossime gare mi rimetterò in carreggiata».Ora il distacco dal leader della Coppa del mondo, il canadese Reece Howden, si è ampliato. 743 punti per Howden, 574 per Wilmsmann e 516 per te. Puoi sperare nella rimonta?«Vincerla ora è difficile. Io i punti non li guardo mai, sennò mi farei condizionare troppo. Mancano cinque gare, le correrò tutte per vincere e poi vedrò alla fine dove sarò».Come si inizia a fare skicross?«Fino ai 15 anni fai sci alpino, poi ti puoi avvicinare alla disciplina partecipando alle gare. Come movimento dobbiamo lavorare per creare circuiti, dare più possibilità ai giovani per cominciare a fare questo sport. Gente che ha voglia di provare ce n’è, ma mancano le gare».A strutture come siamo messi?«A Passo San Pellegrino abbiamo un’ottima pista di allenamento per alto e medio livello. Ma se uno vuole cominciare a fare skicross è un pelo un casino. Il Comitato trentino è quello che ci crede di più, noi della nazionale siamo sempre pronti ad accogliere più persone possibili. Speriamo diventi sempre più facile accederci».Che consiglio dai ai giovani?«Gli dico di buttarsi, di divertirsi. Fin dal primo giorno ho sempre cercato il divertimento e lo ho sempre trovato. Quando fai uno sport dove in gara sei in quattro spalla a spalla, l’agonismo e la voglia ti vengono per forza. Se ci metti il divertimento, la voglia di fare e di metterti in gioco, hai già tutto quello che ti serve».Com’è la tua vita qui in Val di Non?«Avendo un’azienda agricola di famiglia è logico che quando torno a casa mi incastrano a dare una mano. L’ho sempre fatto senza problemi, mi piace. Tra i miei hobby ci sono la bici, la mountain bike e il downhill, il mio passatempo preferito».