il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2026
Dati sulle buste paga italiane
A leggere i titoli sul report appena pubblicato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sembra che stiano per lievitare di molto le buste paga dei lavoratori italiani. La detassazione degli aumenti contrattuali introdotta in manovra, dice il documento, “vale dai 190 agli 850 netti l’anno”. Tutto molto bello se non fosse che l’aumento di 850 euro riguarderà casi piuttosto rari, solo chi lavora ai più alti livelli nel commercio.
Per la maggior parte della platea, l’incremento sarà appena percettibile: tra i 10 e i 20 euro al mese in più, che per alcuni metalmeccanici part-time si ridurranno a spiccioli, meno di 5 euro mensili.
Riepiloghiamo. La legge di Bilancio del governo Meloni ha introdotto un’imposta del 5% sugli aumenti di stipendio dovuti ai rinnovi contrattuali avvenuti tra il 2024 e il 2026. Vale solo per chi guadagna meno di 33 mila euro annui. L’effetto sarà aumentare gli stipendi netti di 3,8 milioni di lavoratori dipendenti. Va premesso che in Italia le persone sotto i 33 mila euro sono quasi 19 milioni. La manovra riguarda un numero ristretto perché si rivolge solo a chi ha avuto il rinnovo del contratto collettivo. Quanto vale questo aumento? La stima è stata condotta dalla fondazione che fa riferimento all’ordine professionale dei consulenti del lavoro, organo tutt’altro che ostile al governo: è stato presieduto dall’attuale ministra Marina Calderone fino al 2022, quando è diventata ministra e ha lasciato la guida dell’ordine a suo marito. Il lavoro di analisi è certosino; il comunicato che presenta i risultati eccede invece nell’ottimismo, finendo per offrire alla stampa materiale da titoli enfatici. La realtà un po’ più dura e cruda è proprio nei dettagli dello studio redatto dalla fondazione. Come detto, il caso dell’aumento di 850 euro annui riguarda solo chi ha un secondo livello nel commercio, quindi una retribuzione annua lorda di circa 31.400 euro.
Il problema è che nel settore terziario un gran numero di addetti è schiacciato nei livelli più bassi e in più c’è alta incidenza di part-time. Al quarto livello, infatti, un full time arriva a 592 euro di aumento, mentre un part-time al 60%, con 15 mila euro di retribuzione annua, vede scendere il suo guadagno dovuto alla manovra a 182 euro annui. Praticamente 15 euro in più al mese (dividendo per 12 mesi per semplicità).
Per i metalmeccanici gli incrementi sono ancora minori. Chi ha un livello da circa 30.500 euro annui vedrà 249 euro annui in più. A chi prende poco meno di 23 mila euro andranno 188 euro mentre per un part-time da circa 14 mila euro il beneficio annuo sarà inferiore a 58 euro. Nelle telecomunicazioni si andrà dai 128 euro di un part-time a 507 euro dei livelli più alti full time.
Essendo di fatto una parziale flat tax, quindi, la detassazione “premia” maggiormente i redditi relativamente più alti e si traduce in spiccioli per quelli più bassi. In Italia, però, il 44% dei lavoratori dipendenti dichiara meno di 20 mila euro; il 62% è sotto i 26 mila euro.