il Fatto Quotidiano, 8 marzo 2026
Iran, danni collaterali: in 7 giorni colpiti 13 ospedali, 4 scuole, 3000 case, 2 sanitari
Non solo l’inizio, l’attacco qualificabile come aggressione non provocata in base alla Carta Onu, ma anche il seguito della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran presenta numerosi episodi di presunte violazioni del diritto internazionale. Alcune hanno l’aria di veri crimini di guerra: si potrà dire solo se e quando ci saranno inchieste ufficiali, ma nell’epoca dei conflitti in diretta social si trova già più di un elemento di sospetto (come già per l’offensiva israeliana a Gaza).
Sembra sempre più probabile, intanto, la responsabilità degli Stati Uniti, non di Israele, nel bombardamento di una scuola elementare femminile Shajareh Tayebeh, nella città di Minab del sud il 28 febbraio, il primo giorno e nella prima ora dell’offensiva: 180 i morti denunciati dalle autorità iraniane, di cui pare 165 bambine. Non lo dice ancora il Pentagono in chiaro, ma lo lasciano intendere le immagini satellitari e la cronologia dei raid analizzate da tre diversi media internazionali: il New York Times, la Bbc, e Al Jazeera. E, ha scritto Nbc, avrebbero parlato di responsabilità americane anche funzionari dell’amministrazione Trump ai membri del Congresso. Nei raid di quel giorno venne distrutta una base navale, il cortile della scuola è adiacente a una base dei Guardiani della rivoluzione, separata da un muro da 10 anni.
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Sempre nelle prime ore dell’operazione militare è stato colpito l’ospedale Gandhi di Teheran: devastati il reparto neonatale e la terapia intensiva, 30 pazienti sono stati evacuati e ora la struttura è praticamente inservibile, con solo il pronto soccorso rimasto attivo. L’Organizzazione mondiale della sanità ha denunciato attacchi contro 13 ospedali in una settimana di conflitto: come il Khatam al-Anbiya della capitale o lo Shohada di Sarpol-e Zahab, provincia di Salas-e Babajani al confine con l’Iraq.
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Ieri è stata confermata la morte di due operatori di primo soccorso a Teheran, e video geolocalizzati e verificati mostrano la distruzione di un complesso di edifici abitativi del ministero della Giustizia iraniano, vicino a piazza Arg. Sono circa tremila gli edifici residenziali bombardati, secondo la Mezzaluna rossa, oltre a 528 centri commerciali, una farmacia e alcuni ambulatori. Un edificio della Croce rossa a Mahabad, a ovest della provincia dell’Azerbaijan è semidistrutto: si trovava vicino a una stazione di polizia. Almeno altre tre scuole sono state colpite da missili: l’ultima venerdì, in piazza Niloufar a Teheran, secondo il ministero degli Esteri iraniano (non è possibile verificare in modo indipendente), due nella città di Parand giovedì. L’Unicef parla di almeno 20 gli istituti danneggiati. Abbas Araghchi ieri ha denunciato un raid Usa contro un impianto di desalinizzazione dell’acqua sull’isola di Qeshm, a cui si approvvigionano 30 villaggi. E l’agenzia Hrana, che di solito tiene il conto delle vittime della repressione del regime, ha contato 1097 civili uccisi, inclusi 181 bambini sotto i 10 anni e oltre cinquemila feriti in 5 giorni. 100 mila gli sfollati, principalmente dalla capitale iraniana.