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 2026  marzo 08 Domenica calendario

L’attivismo discreto del Vaticano per tutelare Cuba dalle mire di Trump

Che a Cuba la situazione stia precipitando, in Vaticano lo sanno bene. E lo hanno toccato con mano non più di qualche settimana fa: i vescovi cubani dovevano venire per la visita ad limina apostolorum che ogni episcopato del mondo compie periodicamente a Roma, ma, fatto più unico che raro, hanno dovuto annullare “di fronte all’aggravamento della situazione socio-economica del Paese”. Tradotto: non c’era la benzina per l’aereo. Solo un presule, qualche giorno dopo, è riuscito a sgattaiolare fino al Palazzo apostolico, l’ordinario di Guantanamo, Silvano Herminio Pedroso Montalvo, perché si trovava già in Spagna.
Un’isola e tre Papi
La situazione inquieta la Santa Sede. Tanto più per la storica relazione speciale, non priva di attriti ovviamente, tra il Vaticano e l’isola castrista visitata da Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Ancor di più ora che Donald Trump dice apertamente, come ha fatto anche giovedì, che anche Cuba, come il Venezuela, “cadrà”.
La “grande preoccupazione”
“Ho ricevuto con grande preoccupazione notizie circa un aumento delle tensioni tra Cuba e gli Stati Uniti d’America, due Paesi vicini”, ha detto all’Angelus di domenica primo febbraio Leone XIV. “Mi unisco al messaggio dei Vescovi cubani, invitando tutti i responsabili a promuovere un dialogo sincero ed efficace, per evitare la violenza e ogni azione che possa aumentare le sofferenze del caro popolo cubano. Che la Virgen de la Caridad del Cobre assista e protegga tutti i figli di quell’amata terra!”.
I due emissari
Il Papa e i suoi uomini stanno facendo di più. Discretamente hanno attivato i contatti sia con l’Avana che con Washington, tentando di evitare, pur senza avere in mano il pallino, una soluzione traumatica. Il 28 febbraio Leone ha ricevuto Bruno Rodríguez Parrilla, ministro degli Esteri cubano presentato però nel bollettino vaticano come “Inviato Speciale del Presidente della Repubblica di Cuba”, segno che era in Vaticano su specifica missione del presidente Miguel Díaz-Canel. Lo stesso rappresentante cubano, che nei giorni precedenti era stato a Mosca da Vladimir Putin, a Roma ha parlato anche con la comunità di Sant’Egidio delle “sofferenze del popolo cubano in questa difficile congiuntura internazionale”. Nei giorni precedenti il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin aveva ricevuto – lo ha reso noto l’ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede – Mike Hammer, ambasciatore statunitense a Cuba.
Dopo il Venezuela
Sembra difficile che per l’isola caraibica si prospetti lo scenario venezuelano rivelato di recente dal Washington Post, ossia la mediazione tentata dalla Segreteria di Stato vaticana per assicurare a Nicolás Maduro un esilio a Mosca, e così scongiurare l’intervento a Caracas voluto da Trump: proposta rifiutata da Maduro, pochi giorni dopo catturato dai militari statunitensi e trasferito in manette a New York. A Cuba “non c’è un problema personale”, spiega Gianni La Bella, professore all’Università di Modena e Reggio Emilia e grande esperto di America Latina: “L’approccio della Santa Sede è sempre lo stesso: il Vaticano non ha cannoniere, si impegna per ovviare all’urgenza umanitaria e far respirare la popolazione e, poi, trovare una soluzione”.
Regime change o transizione
Con il crescere delle pressioni da parte degli Stati Uniti per un regime change – con un approccio più mercantilista da parte di Trump, con un approccio più politico e ideologico da parte del Segretario di Stato Marco Rubio che proviene da una famiglia di esuli cubani – non è un caso che l’Avana si rivolga a Roma. Il Vaticano è uno dei pochi attori internazionali su cui Cuba può ancora contare. Molti dei partner latino-americani non ci sono più. Che il Papa nato a Chicago e i suoi uomini riescano a indurre la Casa Bianca a più miti consigli, permettendo ad esempio alle petroliere messicane di raggiungere Cuba, e favorendo una transizione morbida nell’isola caraibica, è da vedere. Di certo la Chiesa cattolica sull’isola è un’istituzione molto rispettata. E il governo ora sta facendo qualche passo verso riforme economiche e politiche. “Per la Santa Sede”, dice il professor La Bella, “la stella polare rimane l’esortazione di Giovanni Paolo II: che Cuba si apra al mondo, e che il mondo si apra a Cuba”.