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 2026  marzo 08 Domenica calendario

Raccolti i primi ceci lunari. Sfameranno gli astronauti che abiteranno nelle basi permanenti

Si studiano razzi, lander, propulsori e tute spaziali. Ma per andare sulla Luna o su Marte ci manca ancora un dettaglio: cosa mangiare. È impensabile infatti restare per tempi lunghi e portare tutto il cibo da Terra. Come nel film The Martian, l’unica soluzione è imparare a coltivare piante commestibili sul suolo extraterrestre.
A Houston, nel centro spaziale della Nasa, sono conservati alcuni campioni di polvere lunare portati dagli astronauti della missione Apollo. La vicina università del Texas ha studiato la sua composizione e l’ha replicata per farvi crescere delle piante di ceci. Arrivare fino alla maturazione dei frutti e al raccolto non è stata però un’impresa priva di ostacoli.
 
Il suolo lunare (o regolite) infatti contiene metalli tossici come alluminio, zinco e rame ed è poco permeabile all’acqua. Vi si trovano minerali nutrienti come fosforo, potassio e calcio, ma in una forma chimica che le radici non riescono ad assorbire facilmente. In un esperimento del passato con una specie non alimentare, l’arabidopsis, i semi erano riusciti a germinare, ma le piante erano cresciute assai stentate. Eppure una serra spaziale rigogliosa regalerebbe agli astronauti anche ossigeno, un’altra necessità per la vita assai scarsa nello spazio.
Oggi gli scienziati del Texas hanno pensato di arricchire la regolite con due sostanze facilmente trasportabili da Terra: dei microscopici funghi che rendono gli elementi nutrienti più facilmente assorbibili e dei lombrichi. Questi vermi sono in grado di digerire e compostare i resti del cibo degli astronauti, arricchendoli di batteri utili e rendendo il terreno più poroso: più capace dunque di assorbire l’acqua.
Le piante di ceci sono state scelte perché hanno bisogno di poca acqua e poco nutrimento. I suoi frutti contengono proteine, molecole difficili da ottenere nello spazio se non da fonte vegetale. I semi sono stati interrati in vasetti con miscele diverse di regolite, compost di lombrichi e funghi. Tutti sono germinati, ma tutte le piantine dopo poco hanno mostrato difficoltà nella crescita, con foglie gialle e poche ramificazioni.
A cavarsela peggio sono stati i vasetti con le percentuali più alte di regolite (i ceci nati nella regolite pura sono morti prima della fioritura). Segno che l’arricchimento con compost e microrganismi può migliorare le rese agricole sulla Luna. I risultati dell’esperimento sono pubblicati su Scientific Reports.
Anche fertilizzando la regolite, i ceci cresciuti sul suolo lunare sono stati inferiori di numero rispetto a quelli cresciuti nel vasetto con la terra di questo pianeta. Sognando un futuro con colonie permanenti sulla Luna o su Marte, sarà impegnativo ottenere un raccolto sufficiente sia a sfamare gli astronauti che a garantire la semina dell’anno successivo. I funghi invece, una volta assorbiti dal terreno, hanno dimostrato di saper sopravvivere anche nella regolite.
Quanto al sapore dei ceci lunari, nessuno finora si è azzardato ad assaggiarli, vista la presenza delle sostanze tossiche nel terreno. “I frutti sono al momento oggetto di test”, spiega Jessica Atkin, agronoma dell’università del Texas e coordinatrice dello studio. “Non li abbiamo mangiati ancora per misurare l’accumulo dei metalli”.
Sulla Stazione Spaziale Internazionale gli esperimenti di agricoltura in microgravità sono iniziati esattamente vent’anni fa. Gli astronauti in alcuni periodi hanno arricchito la loro dieta di insalata e pomodori, coltivati soprattutto con tecniche idroponiche. La luce del Sole invece è stata simulata da lampade speciali con lunghezze d’onda studiate ad hoc per ottimizzare la fotosintesi. Anche al chiuso di un cilindro metallico in viaggio nello spazio.