la Repubblica, 8 marzo 2026
Obama al funerale di Jackson attacca Trump
Per qualche ora, a Chicago, il Partito democratico è apparso come una fotografia di famiglia tornata improvvisamente nitida. Le rivalità, le differenze generazionali, le tensioni che negli ultimi anni hanno favorito l’ascesa di Donald Trump sono sembrate sospese. Mentre il presidente insultava sui social un conduttore tv che lo aveva criticato, Barack Obama riceveva un’ovazione. Nelle ore in cui Trump confidava di aver fatto per gli afroamericani «più di Abraham Lincoln», Joe e Jill Biden, Bill e Hillary Clinton e Kamala Harris venivano accolti dagli applausi nella House of Hope, un’arena da diecimila posti a sud di Chicago, scelta per ricordare il reverendo Jesse Jackson, morto il 17 febbraio a 84 anni.
Vederli tutti insieme, uno accanto all’altro, ha ricordato una vecchia tradizione democratica: la politica come coalizione morale contro tutto ciò che erode le istituzioni. Doveva essere solo la commemorazione di una leggenda dei diritti civili che negli anni ’80 lanciò la “Rainbow coalition”, la coalizione arcobaleno e multiculturale che ispirerà anche le sinistre europee, ma l’evento ha finito per mostrare l’energia di una convention politica e inviare un messaggio al Paese. Obama ha scaldato la platea con un discorso presidenziale e lanciato un duro attacco a Trump, che aveva ordinato le bandiere a mezza asta in segno di lutto per la morte di un bianco, il suprematista cristiano Charlie Kirk, ma non per un afroamericano, Jackson. L’ex presidente è partito dal concetto di «speranza» del reverendo, dicendo che «stiamo vivendo in un tempo in cui può essere difficile sperare». «Ogni giorno ci svegliamo con qualche nuovo attacco alle istituzioni democratiche, un altro passo indietro rispetto allo stato di diritto», ha aggiunto. «Ogni giorno ti svegli e vedi cose che semplicemente non avresti mai pensato possibili – ha continuato – Ogni giorno ci viene detto da persone che ricoprono alte cariche che dobbiamo temerci l’uno con l’altro, che alcuni americani contano più di altri, e alcuni niente».
Obama ha parlato di «avidità e bigottismo celebrati» e di «bullismo e derisione mascherati da forza». «Vediamo la scienza e la competenze denigrate, mentre ignoranza, disonestà, crudeltà e corruzione vengono esaltate», ha detto, per poi invitare gli americani a reagire e diventare «annunciatori di cambiamento». «Jackson mi ha reso migliore perché mi spingeva sempre su certi temi», ha confessato invece Bill Clinton, nel suo intervento, anche lui applaudito nonostante il suo accostamento allo scandalo sessuale del caso Epstein. «Jesse ha cambiato gli Stati Uniti e il mondo», ha detto la famiglia Jackson. I democratici, favoriti alle elezioni di novembre per il rinnovo del Congresso, sperano che la sua eredità serva a «ricambiare» l’America. «È un tipo di impegno», ha avvertito il figlio, Yusef Jackson, «che non si cambia per sangue, ma per spirito». Come a dire: non c’è più papà, ma lo spirito americano non può essere morto.