la Repubblica, 7 marzo 2026
Alessandro Gassmann: “Sanremo è stato un equivoco. Quando c’è Leo è sempre una festa”
Alessandro Gassmann sbuffa e ride. «Dobbiamo parlare ancora di Sanremo?». Ultima volta. «Premessa: amo Gianni Morandi, le sue canzoni hanno accompagnato la mia vita, è un simbolo. La Rai mi ha chiesto di promuovere la serie sull’avvocato Guerrieri, quale lancio migliore al Festival? Anche se è come saltare col paracadute, dico sì. Poi mi dicono che c’è una regola: se c’è un cantante in gara, c’era mio figlio Leo, i parenti non possono andare. Quando ne ho visti tanti – racconta – anche Morandi con il figlio, ho scritto: le regole non valgono per tutti. Poi Carlo Conti, che ringrazio, ha spiegato che non esisteva alcuna regola e ha chiesto scusa. Mi avevano dato un’informazione sbagliata, un equivoco: bastava dire che quest’anno non si promuoveva la fiction. Fine della storia».
Dal 9 marzo arriva su Rai 1 nei panni dell’avvocato Guido Guerrieri, protagonista della serie di Gianluca Maria Tavarelli, tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio Ragionevoli dubbi, Le perfezioni provvisorie (Sellerio) e La regola dell’equilibrio (Einaudi). Al suo fianco c’è il fidato ispettore di polizia Carmelo Tancredi (Michele Venitucci); Annapaola (Ivana Lotito) è l’ex giornalista di cronaca nera che lavora per Guerrieri; Consuelo (Lea Gavino) la praticante dello studio, Michele Ragno lo stagista. Nel cast Antonia Liskova, Anita Caprioli, Stefano Dionisi, Francesco Colella.
Chi è Guerrieri?
«Ero lettore dei libri prima di interpretarlo, ho fatto a Carofiglio duemila domande. Guerrieri è un bravissimo avvocato penalista di Bari, un uomo complesso, fragile, che riconosce i propri errori e si cerca sempre casi in cui il cliente è solo e in difficoltà. In questo somiglia al Professore».
Carofiglio che consigli le ha dato?
«Ha chiesto a Tavarelli e a noi attori di sforzarci di seguire alla lettera la parte dibattimentale scritta da lui. Nella serie del Professore potevo improvvisare e fare i monologhi. In tribunale bisogna essere credibili. È una serie elegante, sobria, un termine non proprio di moda in questo periodo storico».
In tv ci sarà anche l’avvocato Ligas – Luca Argentero, scorretto, mitomane, l’opposto di Guerrieri. Perché il legal drama impazza?
«Perché parla di noi, di un mondo complesso, misterioso, e i misteri sono attraenti. Un’aula di tribunale racconta un Paese».
Ha già detto che voterà no al referendum, esprime sempre le sue opinioni. Perché tanti suoi colleghi non si espongono dicendo che “un artista è di tutti?”.
«Rimane di tutti anche se dice quello che pensa, non vedo il problema. Di tutti e di nessuno, avremo sempre qualcuno a cui non piacciamo. Se ci rispettassimo nelle differenze, staremmo meglio».
Ha spiegato che sua moglie Sabrina Knaflitz le ha migliorato la vita. Lei è un uomo da difficile da sopportare?
«No, onestamente no. Le poteva capitare anche di peggio, io sono stato particolarmente fortunato perché è intelligente. Da giovane hai tante possibilità di storielle. Ci siamo resi conto, andando avanti, della fortuna di esserci incontrati».
È coccolone con suo figlio Leo? Suo padre Vittorio com’era con lei?
«Molto, quando viene a trovarci a casa è una festa. Papà era rigoroso e coccolone, severo quando andavo male a scuola. Ma abbraccioni, sempre. Era molto fisico».
E sua madre Juliette Mayniel?
«Per nulla. È stata una madre atipica, non cucinava e non si preoccupava. Ho riconquistato il rapporto dai 40 anni in poi. Mi ha lasciato due anni fa. Avrei voluto avere a che fare di più con lei. Non avrebbe voluto essere madre, secondo me. Ma era una donna straordinaria, divertente; parlavo con lei di cinema e arte, come se fosse un’amica».
C’era anche un distacco fisico.
«Era andata a vivere a San Miguel de Allende, nel mezzo del Messico. Viveva molto bene lì, ero contento per lei. Quando stava male, le chiedevo di tornare a Roma affinché potessi occuparmi di lei e diceva sempre di no. Non è mai voluta tornare: “Sono morti tutti”, non aveva interesse. Le dicevo: “Ma ci sono io”».
Si sarà chiesto tante volte perché.
«Infinite volte, poi ho fatto pace. Forse quell’atteggiamento derivava dalle radici, veniva da una famiglia di contadini, in Occitania, di cui non ho mai saputo. Parte: modella a Parigi, poi attrice. Si distacca».
Il regista a cui deve dire grazie?
«Tanti. A Ferzan Ozpetek per Hamam – Il bagno turco, un salto nella mia carriera, a Alessandro D’Alatri che si è inventato la serie del Professore, a Mauro Mancini perché con Non odiare mi ha permesso di vincere il premio della critica a Venezia. A tutti».
Ripensa mai al famoso calendario in cui ha posato nudo?
«Ero ignudo su una roccia in Messico, con quel calendario mi ci sono comprato casa. Vengono ancora signore di una certa età, per dirmi: “Sa che ce l’avevo?”».
Si pente di qualcosa?
«Di non essere stato un bravo studente, ho il rimpianto di non aver detto molte cose a mia madre, di aver perso tempo in cose futili, di non essermi impegnato prima. Anche dei cambiamenti climatici mi sono occupato tardivamente. Ma l’importante è averlo fatto»