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 2026  marzo 07 Sabato calendario

Nome in codice “anderdog”: così spiavano attivisti e giornalisti

Nome in codice «anderdog» (scritto con la a, alla romana). Se non fosse una storia vera, e così pericolosa, ci sarebbe quasi da sorridere leggendo la perizia che certifica che un giornalista, Francesco Cancellato, sia stato spiato illegalmente con un software – Paragon – in uso soltanto alle autorità statali. Lo stesso software che i nostri servizi hanno utilizzato, alla stessa ora dello stesso giorno, per infiltrare i cellulari degli attivisti di Mediterranea Luca Casarini e Beppe Caccia.
«Tre telefoni Android violati nella stessa notte, con la stessa sequenza di operazioni e a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro», scrivono i periti nelle 49 pagine depositate dalla procura di Roma. In cui segnalano anche un dettaglio curioso: l’«agent», cioè il programma di Paragon che opera all’interno del telefono compromesso, si chiamerebbe «anderdog». Un termine che riecheggia quella definizione di “underdog” che Giorgia Meloni utilizzò appena insediata a Palazzo Chigi. Una coincidenza. Ma che racconta una storia molto seria: quella di una presenza che non dovrebbe esserci. Perché se Paragon – il potente software in grado di infiltrarsi nei cellulari senza bisogno di alcuna azione da parte dell’utente – poteva trovarsi sui telefoni di Caccia e Casarini, installato dall’Aisi con autorizzazione della procura generale, non poteva essere su quello di Cancellato.
Secondo la relazione, però, sui tre telefoni emergono «le stesse evidenze di intrusione a mezzo WhatsApp», con «identiche modalità di accesso e modifiche anomale». Le tracce sono tutte concentrate nello stesso momento: la notte tra il 13 e il 14 dicembre 2024. E soprattutto seguono una sequenza temporale precisa. Il primo segnale compare sul telefono di Francesco Cancellato alle 01:17:11. Poco meno di tre quarti d’ora dopo, alle 02:02:01, la stessa anomalia viene registrata sul dispositivo di Giuseppe Caccia. Infine, alle 03:43:58, compaiono tracce identiche sul telefono di Luca Casarini. Il meccanismo ricostruito dagli analisti è sempre lo stesso. Nei database di WhatsApp dei tre telefoni compare innanzitutto «l’aggiunta di una identità WhatsApp con numero nascosto». Subito dopo viene registrata «un’interazione con una community» e quindi «una modifica del filesystem» del dispositivo. Tre operazioni che si ripetono in modo identico su tutti e tre i telefoni. Circostanza che porta gli esperti a parlare di «identiche modalità di intrusione». Le anomalie rilevate risultano inoltre «compatibili con quanto riportato nei report di Meta» relativi alla campagna di compromissione oggetto dell’indagine.
Nessuna traccia di Paragon, invece, sui telefoni degli altri coinvolti. Tra loro anche i giornalisti Roberto D’Agostino e Ciro Pellegrino. Tutti utilizzavano dispositivi Apple, mentre Cancellato, Casarini e Caccia avevano telefoni Android. Un’altra coincidenza. Forse.