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 2026  marzo 08 Domenica calendario

Schwazer senza fine

Immaginate un highlander dell’atletica azzurra, Alex Schwazer, 41 anni, oro olimpico nella 50 chilometri di marcia a Pechino 2008, poi un «inciampo» in una storia di doping nel 2012 e una seconda, controversa, positività nel 2016 che trasformò quel racconto di resurrezione sportiva in una specie di spy-story. Ora: immaginate pure che Alex, squalificato sino al 2024, torni a gareggiare per un titolo italiano; e che a seguirlo negli allenamenti sia un altro highlander ma del ciclismo, Domenico Pozzovivo, 43 anni, professionista dal 2005 al 2024, due lauree (Economia aziendale e Scienze motorie), e una terza in arrivo in Scienza della nutrizione. Ecco, immaginate adesso questo nuovo «esordio» in una gara ufficiale. Pronti, via: l’appuntamento è per oggi alle 12.45 ad Alessandria per il campionato nazionale di mezza maratona di marcia.
Troppo forte quella voglia di tornare ad attaccare con le spillette il pettorale sulla canotta, ecco perché allo sparo dello starter ci sarà anche Alex, tesserato con l’Atletica San Biagio, squadra che come colore sociale ha l’azzurro. Schwazer l’anno scorso aveva partecipato a un paio di prove sui 10 chilometri, ma si trattava di garette tra appassionati della domenica. I suoi risultati erano stati lo stesso strabilianti, stabilendo il primato europeo categoria master di 38’34”07, quarta miglior prestazione italiana di tutti i tempi sui 10.000 metri.
Adesso, però, è diverso, la sfida è vera, in palio c’è un tricolore. Al telefono, mentre in auto sta raggiungendo proprio Alessandria, gli chiediamo: Alex, è pronto per il nuovo appuntamento agonistico? «Ma no... non voglio parlarne – dice restìo e garbato —. Se corro, è solo per un omaggio a Hubert Rabensteiner, uno dei miei più grandi amici, scomparso a 56 anni a causa di un improvviso malore pochi giorni fa. Glielo devo, lui ha sempre avuto fiducia in me». Rabensteiner – «Schubert» per tutti – era un calzolaio di Bressanone. S’infortunò sugli sci da giovane ma per continuare a gettarsi a capofitto sulle piste, limitando il dolore, fabbricò una soletta leggera e flessibile. La voce della sua bravura si sparse, finì per lavorare per campioni come Lindsey Vonn, Bode Miller, ciclisti, maratoneti. E Schwazer. Che aggiunge: «voglio ricordare “Schubert” partecipando alla “mezza”». Insistiamo: Alex, ma com’è la sua forma? Il marciatore taglia corto: «Questo semmai va chiesto a Pozzovivo, è lui che mi segue da qualche tempo... Arrivederci». Clic.
Chiamiamo dunque l’ex corridore – un infaticabile scalatore due volte quinto al Giro dove vinse anche una tappa – che oggi si divide tra l’attività di «voce» del ciclismo alla tv svizzera e quella di preparatore atletico. «Alex? La prima volta c’incrociammo per caso tanti anni fa a Livigno – ricorda —, lui era in azzurro e stava preparandosi in vista dei Giochi di Pechino, io mi allenavo in altura». E poi? «Mi ha telefonato circa un anno fa. Cosa mi ha detto? Che avevamo più o meno la stessa età – ride l’ex grimpeur, in auto verso Alessandria con la moglie e la bimba piccola – e che avevamo vite agonistiche simili... “la mia è longeva ma anche tu non scherzi. Vorresti programmare un piano di allenamenti?”».
Dopo «un’elaborazione mentale, gli ho detto sì: le sfide mi piacciono. Gli fornisco la mia esperienza». Quanto agli allenamenti, l’olimpionico «è stato sempre scrupolosissimo, conciliando il suo tempo con la famiglia e il lavoro» (due volte papà, Schwazer si occupa dell’accoglienza sportiva al Palace Merano). Ma fisicamente Alex come sta? «Dopo il primato master – sintetizza “Pozzo” – ha ripetuto la prova sul tapis-roulant abbassando il record di un minuto». Un highlander.