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 2026  marzo 08 Domenica calendario

Trump e l’«Escudo de las Americas»

Donald Trump ha lanciato ieri a Miami la sua ultima creatura: l’«Escudo de las Americas», un’alleanza geopolitica e militare con 12 presidenti latino-americani di destra per contrastare quelle che considera le grandi minacce dell’area: narcoterrorismo, immigrazione clandestina e, ovviamente, la Cina. Con l’occasione, ha ribadito che il regime di Castro sta vivendo «i suoi ultimi momenti» e sta trattando con il segretario di Stato Marco Rubio: «Mentre realizziamo una trasformazione storica in Venezuela, siamo anche ansiosi di vedere il grande cambiamento che presto avverrà a Cuba. Vogliono negoziare. Penso che si raggiungerà molto facilmente un accordo».
Nel golf club dell’hotel Trump Doral, il tycoon ha riunito il Gotha della nuova destra latino-americana, in fortissima crescita. «La maggior parte sono amici, molti dei quali ho sostenuto. Hanno sfruttato quel sostegno e hanno vinto alla grande», ha esordito Trump. Un riferimento a leader come l’argentino Milei, il salvadoregno Nayib Bukele, l’ecuadoriano Daniel Noboa, il paraguayano Santiago Peña, cui si sono aggiunti più di recente, tra gli altri, il panamense José Mulino, il boliviano Rodrigo Paz, l’honduregno Nasry Asfura e il cileno José Antonio Kast, che la prossima settimana succederà a Gabriel Boric.
Al gruppo si potrebbe presto unire anche la Colombia, dove oggi si vota per eleggere 183 deputati e 102 senatori del Congresso e per le primarie di partito che definiranno i candidati alle prossime presidenziali. Secondo gli ultimi sondaggi, alla fine sarà un duello fra il senatore di sinistra Iván Cepeda, che non partecipa alle primarie e si candida direttamente con il partito del presidente Gustavo Petro al primo turno del 31 maggio, e il leader della destra radicale Abelardo de la Espriella, che ha rilanciato il Movimento di salvezza nazionale e aspira ad unirsi alla nuova Alleanza latino-americana di Trump.
Aprendo i lavori a Miami, ieri, il presidente Usa ha annunciato l’istituzione della Coalizione anti-cartelli delle Americhe, «per sradicare i cartelli criminali che infestano la nostra regione, anche con i missili», paragonandoli all’Isis in Medio Oriente. È un fronte che esclude chi non è allineato al tycoon. Al vertice non è stato invitato alcun leader di sinistra: assenti, tra gli altri, il brasiliano Luiz Inácio «Lula» da Silva, il colombiano Gustavo Petro e la messicana Claudia Sheinbaum.
L’«Escudo de las Americas» rafforza il cosiddetto «corollario Trump» alla Dottrina Monroe, con cui Washington sta espandendo la sua sfera di influenza nella regione, dopo la cattura del dittatore del venezuelano Nicolás Maduro e in un momento di massima pressione sul regime di Cuba. «Sono satelliti del trumpismo, una rete fortemente interconnessa ideologicamente, un altro passo nell’idea di creare dei mini-Trump», ha detto alla Cnn il sociologo argentino Ariel Goldstein. Il collante che mette insieme nazioni (e priorità) molto diverse è anche la necessità di mantenere il sostegno politico e finanziario del potente vicino del Nord. In fondo, sono stati proprio gli stretti legami di Milei con Washington a garantire al presidente argentino un salvataggio economico cruciale a pochi giorni dalle legislative dell’ottobre scorso.
Il prossimo autunno non è escluso un colpo di coda della destra alle presidenziali in Brasile, dove il «bolsonarismo» resta forte nonostante l’arresto del suo leader. Infine, c’è l’incognita Venezuela: un regime «sopravvissuto» al suo dittatore e diventato satellite obbediente della Casa Bianca, che però non si converte alla democrazia. Venerdì María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la pace, era alla Casa Bianca «per discutere i prossimi passi per avanzare nella transizione».