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 2026  marzo 08 Domenica calendario

Tensioni per il presidio. E Remigrazione si sposta

Alla fine le piazze, tre in contemporanea, hanno retto l’urto senza scontrarsi. Le manifestazioni andate in scena ieri nel centro di Prato – dove l’iniziativa del Comitato per la remigrazione aveva generato l’organizzazione di altri due presidi di protesta – si sono svolte senza incidenti. La vigilia, tuttavia, era stata di altro segno, con il blitz del sindacato Sudd Cobas che aveva occupato lo spazio già destinato alle destre estreme. È accaduto venerdì, quando circa 150 attivisti si sono precipitati in piazza Europa: in pochi minuti sono comparsi tende, gazebo e striscioni. «Non passeranno», lo slogan con cui annunciavano di voler rimanere lì per tutta la notte. Una «finta» di tattica riuscita, dato che gli stessi Sudd Cobas avevano già ottenuto di manifestare in piazza Duomo. La questura infatti ha dovuto scegliere: le destre vadano in un altro luogo, piazza Ciardi.
Il «cambio di campo» ha trasformato il pomeriggio di ieri in un braccio di ferro politico e simbolico. «Un precedente gravissimo», hanno denunciato le destre (250 persone) parlando di libertà di manifestazione negata. Di segno opposto la posizione del Pd, che ha definito la remigrazione «un altro nome per deportazione», richiamando la memoria dei rastrellamenti del 1944, che a Prato si ricordano proprio il 7 marzo. I partiti del centrosinistra si sono dati appuntamento in piazza delle Carceri (oltre 500 persone), dove è intervenuto anche il presidente della Toscana Eugenio Giani. Anche il vescovo Giovanni Nerbini aveva detto la sua con un monito ed esprimendo «inquietudine» per parole come remigrazione, appunto: «Quando paura e chiusura guidano le scelte – ha osservato la guida della Diocesi pratese – il passo successivo è l’intolleranza e poi il razzismo».