Corriere della Sera, 8 marzo 2026
L’Europa in aiuto di Cipro sotto tiro
La neve è caduta sui Troodos, i monti nella parte centrale di Cipro. Una coda dell’inverno. Ma su alcune di queste cime ci sono «macchie» bianche anche in agosto: le cupole che racchiudono le antenne dell’intelligence anglo-americana, così sensibili da arrivare fino al cuore del Medio Oriente. Una delle tante installazioni di un’isola nella tempesta, colpita da un drone lanciato (pare) dagli Hezbollah contro la base britannica di Akrotiri.
Incalzanti gli ultimi giorni. Arrestato un azero e la moglie estone, sospettati di attività spionistica in favore dell’Iran e collegati ad altri membri di una rete: dovevano sorvegliare proprio gli inglesi. In schieramento la task force europea incaricata di fare da scudo mentre la Turchia, che occupa dal 1974 la zona nord, sta valutando l’invio di quattro F-16 che vanno ad aggiungersi ai droni e a 40 mila soldati. Intanto i media rivelano che c’erano allarmi specifici sui rischi di incursioni, una conseguenza della crisi in corso ma anche il prolungamento di una partita iniziata anni fa.
Cipro è interessante e interessa. Il suo valore strategico non è mai svanito, infatti Londra è rimasta avvinghiata alle sue installazioni. Oltre ad Akrotiri, c’è quella di Dekhelia e il Grande Orecchio sui Troodos, perno di una rete di sorveglianza regionale dove è coinvolta anche l’Nsa americana. Dalle piste decollano aerei spia e ricognitori, vegliano sulle rotte del Mediterraneo e si spingono verso Est. Le navi, invece, pattugliano un’area contesa, ricca di gas, dove si scontrano interessi diversi. E ovviamente pesa l’occupazione di Ankara nella parte nord, una presenza che si unisce alle ambizioni racchiuse nel progetto Patria blu, ossia una proiezione per controllare una porzione di mare, da lì alla Libia. Un contenzioso che spacca in due l’isola e ha sconvolto la vita di migliaia di persone, con i tentativi di mediazione sempre bloccati dai veti.
Il governo greco-cipriota, in questi anni, ha allargato gli orizzonti. Nicosia ha firmato un accordo di difesa con Israele e Grecia, accompagnato da indiscrezioni – smentite – sulla creazione di una forza rapida comune di 2.500 uomini. Rapporti sottolineati dagli acquisti di armi israeliane e dall’idea di un’alleanza per consolidare il corridoio che dall’India arriva fino alle nostre acque.
In passato le unità di Tel Aviv si sono addestrate sull’isola a missioni che simulavano azioni in Iran e in Libano contro le milizie sciite. Attività che hanno provocato minacce da parte dell’Hezbollah e certamente indotto gli estremisti libanesi e gli iraniani a condurre ricerche su obiettivi. Non solo: ci sono state sessioni di training anche dei ciprioti con Emirati, egiziani e francesi, sempre per bilanciare le spinte turche. In aiuto della Cipro greca, attuale presidente di turno dell’Ue, c’è un programma di finanziamento europeo per aumentare la sicurezza di un Paese circondato da focolai. Disegni di strategia mescolati allo spionaggio, alle società-ombra, ai progetti immobiliari, alle iniziative di grandi comunità straniere (russi, israeliani), al mondo dei casinò nel settore turco, alle faide di una mala aggressiva, all’industria del turismo con luoghi di richiamo notevoli. Ma anche giri di denaro e accuse di corruzione per i politici fino ai livelli più alti.
Cipro è stata presa di mira per tutto questo. Ordigni e guerra ibrida. Tirandola dentro hanno coinvolto direttamente l’Europa nel conflitto e hanno amplificato il messaggio di sfida. Una mossa calcolata. Oggi i greco-ciprioti discutono di nuovo sulla presenza britannica e di quei siti militari oggetto della rappresaglia filo-iraniana perché ritenuti parte del dispositivo Usa. Tornano gli attacchi di chi contesta questa eredità coloniale. Ma, al tempo stesso, gli sviluppi recenti hanno sottolineato l’importanza di un avamposto in un’epoca ad alta instabilità dove non puoi dare nulla per scontato e hai bisogno di qualsiasi approdo.