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 2026  marzo 08 Domenica calendario

Benzina, la premier apre a Schlein sulle accise mobili

La guerra in Iran rischia di far esplodere i prezzi di petrolio e gas. E, per la prima volta da molto tempo, lo spettro di una nuova crisi energetica riesce a mettere d’accordo governo e opposizione sull’urgenza di contromisure per mitigarne l’impatto sulle famiglie. Così, al termine di una giornata tesa, la premier Giorgia Meloni ha aperto alla proposta della segretaria del Pd, Elly Schlein, di attivare lo strumento delle accise mobili per calmierare i prezzi dei carburanti. «Siamo al lavoro per mitigare il più possibile le conseguenze del conflitto per i cittadini e la nostra nazione», ha detto in serata la presidente del Consiglio in un videomessaggio, citando le «taskforce attivate per monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia, della benzina, dei generi alimentari e per combattere la speculazione». Se i rincari alla pompa diventeranno strutturali, ha sottolineato la premier, l’esecutivo è pronto a ricorrere anche al meccanismo delle accise mobili che «consente di utilizzare la parte di maggiore Iva che arriva dall’aumento dei prezzi, per la riduzione» dell’imposta di circa 67 centesimi che pesa sui benzina e diesel.
L’intervento di Meloni è arrivato a valle del botta e risposta fra Schlein e il ministro dell’Economia,Giancarlo Giorgetti. Nella mattinata di ieri la leader del Pd ha invitato l’esecutivo ad attivare al più presto lo strumento; nel pomeriggio il titolare del Tesoro ha ricordato che la proposta è stata introdotta dal governo già nel 2023 e ha annunciato che «verrà adattata» e si «troveranno i margini» per le accise mobili. Un’intenzione confermata da Meloni in serata, di cui il Pd ha «preso atto», chiedendo «una rapida approvazione della misura».
Il tema potrebbe perciò approdare già nel consiglio dei ministri di martedì per una prima modifica dei parametri dell’attuale norma, ferma restando la definizione delle necessarie coperture. I prezzi dei carburanti, del resto, continuano a salire: in modalità self la benzina ha toccato gli 1,76 euro e il gasolio gli 1,91 euro, registrando un aumento rispettivamente di 9,2 centesimi e 18,9 centesimi al litro in una settimana. «C’è troppa speculazione sull’energia, non è ancora successo nulla di diretto», ha avvertito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, – non è colpa del benzinaio se aumenta il prezzo della benzina, c’è una speculazione a monte».
Se la guerra in Iran dovesse continuare, però, l’impatto sui costi dell’energia rischia di essere enorme. Tutto dipende dallo stretto di Hormuz, il braccio di mare attraverso il quale passa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto globale. O, meglio, passava. Da sette giorni pochissime imbarcazioni, perlopiù battenti bandiera cinese, hanno osato superare lo stretto per timore di attacchi. «Non chiuderemo Hormuz e tutte le navi potranno attraversarlo», ha detto il portavoce delle forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi. Aggiungendo però due precisazioni: le navi americane e israeliane «saranno prese di mira» e le altre potranno sì passare ma «l’Iran non può fornire garanzie di sicurezza». Passano cioè a loro rischio e pericolo. Difficile che in queste condizioni i transiti possano riprendere. E, intanto, il petrolio estratto dai pozzi si accumula in Iraq, Kuwait ed Emirati che hanno deciso di tagliarne la produzione per non esaurire i depositi. Benché l’80% del greggio e il 90% del Gnl che passa per Hormuz sia diretto in Asia, il blocco dello stretto ha ripercussioni su tutti i Paesi perché il mercato dell’energia è globale. Il petrolio «americano» Wti è così salito del 36% in una settimana a 90,9 dollari e il barile «internazionale» ha toccato i 92,7 dollari (+28%). E potrebbe essere solo l’inizio.