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 2026  marzo 07 Sabato calendario

La premier spinge l’«E4»

Giorgia Meloni voleva organizzarla, ma senza che si sapesse. La call di ieri con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friedrich Merz doveva restare segreta. Invece alla fine ne ha dato notizia il portavoce di Downing Street, anche se la nascita di questo nuovo coordinamento europeo sulla guerra in Iran, in formato E-4, è un’iniziativa di Roma. Dettagli? Non proprio. Di sicuro la «mossa» è figlia dei colloqui bilaterali avuti in questi giorni di crisi dalla presidente del Consiglio con i leader Ue riuniti ieri, a partire dall’ultimo di giovedì con il presidente francese. Davanti all’imprevedibilità dell’«amico complicato» Donald Trump, la scelta di Meloni di creare una cabina di regia con i Paesi più importanti del Vecchio Continente suona come un affrancamento da chi l’accusa di essere troppo «schiacciata» sugli Usa. Un balzo di lato, senza strappi con la Casa Bianca: d’altronde i rapporti diplomatici formali non hanno subito scossoni, anche se al momento da Palazzo Chigi sottolineano che non ci sono all’orizzonte telefonate fra la premier e Trump.
E così in un certo senso il governo rivive il film già visto a gennaio con la cattura di Maduro in Venezuela, ma senza le conseguenze drammatiche di queste ore. Le ondate di dazi, la Groenlandia, la gaffe sull’Afghanistan, Caracas, il non possumus al board per Gaza e ora l’Iran: i grani del rosario di Meloni iniziano ad essere tanti quando pensa alle iniziative del tycoon. E non sono più dubbi privati. «Quando non sono d’accordo con Trump, non ho problemi a farlo sapere, come ho sempre dimostrato, ma non si può rompere un’alleanza strategica per l’Italia e per l’Europa», è il concetto che è pronta a ripetere la leader. E chissà se mercoledì quando si presenterà in Parlamento Meloni non ribadirà il ragionamento espresso dal ministro Guido Crosetto a proposito «della violazione del diritto internazionale» avvenuto a Teheran, nonostante il risultato ottenuto con la morte di Khamenei. Meloni, come gli altri leader europei, subisce l’operazione americana, e forse più degli altri, ecco perché ha lanciato questo nuovo formato con lo spirito di «condividere informazioni e contatti, rispondere alle richieste di sostegno del Golfo, proteggere tutti insieme Cipro».
Sul fronte interno la premier teme rimbalzi negativi sull’economia, speculazioni sul petrolio, una crisi energetica: tutti elementi che le opposizioni sono pronte a cavalcare. «È un momento di difficoltà e incertezza», ammettono i collaboratori di Meloni che fa di tutto per allontanare dall’Italia la parola «guerra». Uno scenario che si riverbera anche sul fronte interno più caldo: «Rischiamo di perdere il referendum sulla giustizia per colpa di Trump», dicono ormai in molti nel partito di Meloni.
A fine mese a Dallas si terrà il Cpac, la convention dei conservatori ormai consacrata al popolo Maga, che sarà chiusa da Trump. È prevista una delegazione di parlamentari italiani ed europei di FdI. L’entusiamo non sembra come quello delle ultime edizioni. Ci sarà un video saluto della premier? «Al momento non è in produzione».