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 2026  marzo 07 Sabato calendario

I media Usa: «Mosca aiuta l’Iran»

I segnali che Mosca e Pechino collaborino militarmente con Teheran ci sono da tempo. L’ultima conferma arriva dal Washington Post secondo cui la Russia sta aiutando l’Iran a colpire gli obiettivi Usa in Medio Oriente.
Dal Kuwait dove sono stati uccisi 6 militari statunitensi passando per il Bahrein, sono state colpite infrastrutture di comando e controllo, i radar, basi temporanee e la stazione Cia dell’ambasciata a Riad. Difficile che l’Iran possa colpire target di questo livello, visto che possiede pochi satelliti. Più facile che il Cremlino dopo aver perfezionato il proprio targeting in cinque anni di guerra in Ucraina abbia passato al regime alleato le immagini satellitari e le coordinate. Secondo Forbes, il mese scorso la Russia ha quasi certamente fornito all’Iran alcuni sistemi di comunicazione anti-satellite. E non solo. Secondo il Financial Times ci sono prove che la Russia nel 2024 abbia aiutato scienziati legati alla difesa iraniana che hanno effettuato due viaggi segreti in Russia per ottenere tecnologie dual use utili per armi nucleari. Il Wall Street Journal il 17 febbraio ha confermato che durante i colloqui del 6 febbraio in Oman, i rappresentanti iraniani avevano proposto di inviare le loro scorte di uranio altamente arricchito, considerate sufficienti ad alimentare 12 bombe nucleari, all’estero. E il potenziale destinatario di questo carico poteva essere Mosca. Poi, il Cremlino ha fornito agli ayatollah mezzi blindati Spartak e software per il riconoscimento facciale utilizzati per reprimere le proteste interne.
Altro capitolo è la Cina. Secondo la Cnn, Pechino potrebbe prepararsi a fornire all’Iran assistenza finanziaria, pezzi di ricambio e componenti missilistici. Una mossa plausibile data la dipendenza cinese dal petrolio iraniano. Inoltre fonti di intelligence europee affermano che diverse spedizioni di perclorato di sodio, il principale precursore nella produzione del propellente solido che alimenta i missili convenzionali a medio raggio dell’Iran, sono arrivate dalla Cina al porto iraniano di Bandar Abbas.
In questo scenario sempre più intricato, le potenze nucleari mentre sganciano bombe, sui tavoli diplomatici giocano a carte coperte. «Siamo in dialogo con la parte iraniana», ha risposto sibillino il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov a proposito della collaborazione con Teheran senza aggiungere altro. Poi ieri in serata il presidente russo, Vladimir Putin, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Nella conversazione Mosca ha ribadito la posizione di principio della Russia sulla necessità di una cessazione immediata delle ostilità, dell’abbandono dei metodi coercitivi per risolvere i problemi che riguardano l’Iran e tutto il Medi Oriente e di un rapido ritorno alla via della risoluzione politica e diplomatica.
Tradotto: mentre nelle ultime 24 ore Teheran ha ridotto la precisione dei suoi raid, il Cremlino potrebbe aver deciso di tentare il ruolo di mediatore e giocarsi la carta di pacificatore, una mossa utile per ingraziarsi la Casa Bianca soprattutto sul fronte delle trattative della crisi ucraina che restano in stand-by, dopo il rinvio dei colloqui trilaterali previsti per oggi ad Abu Dhabi.
Del resto, alla domanda quale fosse il messaggio per Russia e Cina, anche il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth non si è esposto e ha affermato di non averne uno e che le due parti «non sono realmente un fattore in gioco». Unica a sbilanciarsi, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt che ha definito l’aiuto di Mosca a Teheran ininfluente.