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 2026  marzo 07 Sabato calendario

A Milano circa 500 tassiste donna

Ci sono momenti in cui si mette in discussione la propria intera vita: le relazioni, le amicizie, il lavoro. Accade quasi per caso, ma un giorno ci si sveglia e ci si rende conto che non si è più la stessa persona che credevamo d’essere.
Ci sono momenti in cui sembra che le scelte prese anni prima non corrispondano più a ciò che siamo diventati, e forse perché siamo sempre «in continuo divenire, in evoluzione», spiega a Libero Pina Ingraiti, che solo un anno e mezzo fa ha deciso di lasciare il suo lavoro in banca per fare la tassista. Oggi è una delle circa 500 autiste presenti in città.
Nel corso degli anni il numero delle quote rosa è infatti aumentato, facendo sì che questo non sia più un lavoro solo per uomini. Nel contesto del recente aumento delle licenze taxi (2025), sono state assegnate 44 nuove licenze a donne.
Io e Pina ci conosciamo per caso e in pochi secondi vengo subito avvolta dalla sua energia travolgente. «Hai finito a quest’ora?», mi chiede quasi preoccupata mentre salgo a bordo del suo taxi.
Nata a Palermo 58 anni fa, Pina vive a Milano da quando ne aveva due. Entra in banca all’età di soli 21 anni grazie a quelle che un tempo venivano chiamate «spintarelle», anche se – racconta – «nonostante l’aiutino ho fatto tutta la gavetta necessaria per arrivare a fare quello che in molti chiamano il lavoro dei sogni».
Ma come dicevamo, i sogni cambiano, così come cambiamo noi e quello che fino a poco tempo fa era un grande desiderio può trasformarsi in un incubo. «Avevo capito che quello non era più il mio posto e, quando capisci questo, inizi a farti delle domande. Ho vissuto una vera e propria crisi esistenziale».
La risposta a quella strana e brutta sensazione per Pina si è trasformata in una scelta drastica. «Amici e colleghi mi dicevano che ero pazza, ma così non potevo più andare avanti. Volevo migliorare la qualità della mia vita».
Eh già, perché il lavoro in banca è uno di quei mestieri che fin da piccoli ci dicono essere stabili, ben pagati e sicuri. Ma «di certo nella vita non c’è niente. Sa quanta gente mi diceva: “Come ti invidio, beata te… io avrei paura a lasciare tutto”. Ma quelli erano i timori «degli altri, non i miei».
In questo percorso ha trovato però anche molto sostegno. «È importante avere persone vicine che ti dicono che stai facendo la cosa giusta». Pina se l’è sempre cavata da sola: a 18 anni viveva già da sola ed era economicamente indipendente. «Prima di affittare la licenza studiavo e facevo l’autista per una cooperativa che si occupa di persone affette da disabilità».
È proprio lì, tra i più fragili che ha capito di voler approcciarsi a questo lavoro in modo diverso. «Non voglio fare questo mestiere per i soldi: il mio sogno è avere un taxi rosa o un taxi dedicato alle persone con disabilità. Vorrei rendermi utile, perché in questo lavoro imparo sempre qualcosa».
Un altro sogno che ha nel cassetto è quello di fare «clownterapia negli ospedali».
Per Pina il suo lavoro è una continua occasione di apprendimento, di crescita personale. «Ricordo ancora quando un giovane in lacrime si è confidato con me per i suoi problemi di cuore. Mi ha detto che nessuno gli aveva mai dato dei consigli».
Pina, come farebbe una mamma gli aveva suggerito di «non sciupare la vita, perché è preziosa. Ed è questo che vorrei sottolineare: bisogna avere il coraggio di prendere decisioni giuste per noi, non per gli altri». In un’altra occasione Pina incontra un altro giovane ragazzo, questa volta ubriaco: «Aveva litigato con la sua ragazza e gli dissi che non ne vale la pena di ridursi così… Tutto si sistema».
E come loro, tanti altri clienti hanno trovato dentro quella macchina bianca un vero e proprio confessionale. «La maggior parte delle persone si sente sola e ha voglia di parlare, ma soprattutto di essere ascoltata».
Pina lavora di sera a settimane alterne con un collega con cui divide la guida e di quel lavoro in banca non ha nessuna nostalgia. «Non rinnego nulla, perché ho fatto tante belle cose. Ma se potessi, cambierei prima».
Un giorno però vorrebbe averne una tutta sua «per realizzare tutti i miei progetti».
Il suo momento preferito è la sera, quando può alzare la musica ad alto volume – «quella dei miei tempi» – e cantare a squarciagola. «Lavorare di giorno è molto difficile e pericoloso a causa del traffico intenso. Di notte, però, mi sento libera e felice e questo non ha prezzo».