Avvenire, 6 marzo 2026
In carcere è sempre allarme 17.700 i detenuti “di troppo”
Nelle carceri italiane è ancora emergenza. Non solo per i suicidi – dieci dall’inizio dell’anno – ma anche per le forti tensioni che si manifestano nelle strutture detentive, soprattutto a causa del sovraffollamento, ancora alto, e degli organici insufficienti del personale di sorveglianza. Il Garante nazionale ha diffuso il report relativo al 2025, dal quale risulta che i decessi di persone recluse registrati dal Dap nei dodici mesi sono stati in totale 254, tra cui 76 per mano propria, 125 per cause naturali, 50 per motivi ancora da accertare e 3 per incidente. Dalla relazione si evince che, con l’aumento esponenziale delle presenze negli istituti, è cresciuto anche il numero dei morti: da qui l’allarme dell’Autorità che tutela i soggetti privati della libertà personale. I suicidi sono in lieve calo (erano stati 91 nell’annus horribilis 2024, secondo il dossier di Ristretti Orizzonti) ma non sono cambiate affatto le condizioni di vita dietro le sbarre. Le regioni con il maggior numero di decessi sono Campania e Lombardia, con 40 ciascuna. Un dato coerente con i tassi di sovraffollamento accertati dal ministero della Giustizia a febbraio. La media, pur rimanendo elevata (138%) ha mostrato stavolta una tendenza alla stabilizzazione: i detenuti presenti il mese scorso nei 189 istituti penali erano 63.799, solo 60 in più (lo 0,1%) rispetto al 31 gennaio. Numeri alla mano, dunque, dal novembre del 2025 sembra essersi fermato un trend che sembrava irreversibile. Nel frattempo sono aumentati di 60 unità i posti effettivamente disponibili nelle strutture (46.091) a fronte dei 51.268 previsti dal regolamento. Ciò significa che 17.708 tra i reclusi presenti, risultano oltre le reali capacità ricettive dei penitenziari, un numero che rende più difficili sia la convivenza nelle celle e negli spazi comuni sia le normali attività e i trattamenti di rieducazione. Insomma, le carceri scoppiano e non c’è da stare tranquilli. La situazione più grave riguarda la Casa circondariale di Lucca, con un sovraffollamento pari al 263%, a seguire Milano San Vittore (242%), Lodi (221%), Foggia (220%) e Brescia Canton Mombello (208%). Ma assai sopra la media risultano anche Vigevano, Busto Arsizio, Udine e Varese. Mentre si attendono altri provvedimenti del governo (espletati altri concorsi per l’assunzione di agenti), le tensioni si moltiplicano: a Sulmona i detenuti protestano per il giro di vite deciso dalla direzione, in applicazione di alcune disposizioni del ministero, sull’uso delle docce e della sala riservata agli hobby e alle videochiamate ai familiari, servizi che adesso sono praticabili soltanto su prenotazione. Nei bagni delle celle, inoltre, manca l’acqua calda. Qui, un agente di polizia penitenziaria è stato aggredito e si sono registrati gravi atti di vandalismo, due reclusi hanno ingerito detersivo finendo all’ospedale e un ergastolano è in sciopero della fame. Disordini ci sono stati a Catania, nel carcere di Piazza Lanza, con una rivolta nel reparto isolamento e dove detenuti hanno minacciato addetti alla sicurezza lanciandogli contro tavoli e materassi bruciati. «È una vergogna senza fine», commenta Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato di Polizia penitenziaria che elenca altri episodi: una rivolta a Oristano, il blitz in una cella a Foggia dove un detenuto si mostrava su TikTok, l’aggressione a tre agenti a Vicenza, il suicidio di un detenuto egiziano a Vibo Valentia e di un altro – un cinquantenne italiano – ad Agrigento, martedì scorso, che si è impiccato con i lacci delle sue scarpe. Secondo il rappresentante del sindacato degli agenti si tratta di altri gravi segnali di un sistema al collasso: «Solo chi si copre gli occhi non vuole vedere che siamo a un punto di non ritorno». A Prato, nei giorni scorsi pacchetti di droga trasportati da droni o gettati da persone all’esterno (due le persone arrestate) sono piovuti nel cortile dell’istituto durante l’ora d’aria dei detenuti.