Il Messaggero, 6 marzo 2026
Casa del jazz, aperto il tunnel
Le torce sono tornate a illuminare il sottosuolo della Casa del jazz dopo quasi trent’anni. Ieri mattina i vigili del fuoco sono penetrati nel tunnel che Enrico Nicoletti fece tombare quando prese possesso dell’ex Villa Osio. L’ultima esplorazione tra quei cunicoli risale al 1997, dopo che la lussuosa dimora circondata dal parco a ridosso delle Mura Aureliane fu sequestrata al “cassiere” della Magliana. Ieri come allora a ostruire il tunnel i pompieri hanno trovato una frana, ma questa volta l’esplorazione non si fermerà.
Lo ha detto chiaro e tondo il prefetto Lamberto Giannini, presente agli scavi: «Bisogna proseguire e andare oltre», chiarendo una volta per tutte se nella galleria sono custoditi o meno misteri che hanno attraversato la storia criminale di questi ultimi 40 anni, dalla scomparsa di Emanuela Orlandi a quella del giudice Paolo Adinolfi.
IL PREFETTO
Giannini ieri ha voluto sincerarsi dei lavori, e dopo l’abbattimento dell’ultima parete in mattoni che impediva l’accesso al tunnel ha spiegato ai microfoni di “Storie italiane” su Rai Uno cosa accadrà nei prossimi giorni: «Abbiamo fatto una parte dell’esplorazione e siamo andati oltre il muro, quindi abbiamo trovato quella che è la galleria e poi c’è una parte che è franata. Servirà ulteriore tempo per andare oltre e poter procedere in sicurezza e completare l’esplorazione. Al momento non ci sono novità. Bisogna andare oltre, il luogo rimane vigilato, presidiato e sigillato e proseguiremo nei prossimi giorni», ha detto Giannini, aggiungendo: «Questo è un bene che è stato a lungo nella disponibilità di un’organizzazione criminale importante e ora è nelle disponibilità dello Stato. Quello che muove la prefettura nel coordinare questi lavori è la necessità di non avere dubbi e di non lasciare dubbi». Riguardo alla famiglia Adinolfi e a Pietro Orlandi, Giannini ha precisato: «Ho parlato con loro, stanno seguendo quello che sta accadendo e a loro ho detto solamente una cosa: faremo doverosamente tutte le verifiche per avere la certezza che non ci siano ulteriori misteri qui. Se c’è una minima verifica da fare, anche dispendiosa, che richiede tempo e il coinvolgimento di tante forze, lo Stato lo deve fare. La polizia giudiziaria è presente per garantire che appena dovesse emergere qualcosa di interessante e materiale d’inchiesta, in quel momento si bloccherà tutto e una procura interverrà».
I FAMILIARI
«L’impegno del Prefetto mi sembra determinante, speriamo che l’indagine porti alla scoperta della verità. Non ci sentiamo rassicurati perché la storia di papà è piena di incongruenze e questo è solo uno dei tanti tasselli percorsi in questi anni. C’è l’impegno ed è la miglior garanzia per tutti noi», ha commentato ieri Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice Paolo, scomparso a Roma nel 1994.
Ieri mattina agli scavi era presente Petro Orlandi, il fratello di Emanuela. «A questa villa sono collegati tutti i personaggi legati alla vicenda di mia sorella. Fu venduta a Nicoletti nel marzo 1983, qualche mese prima della scomparsa di Emanuela, ma ad occuparsene era Enrico De Pedis (il boss della Magliana uccido nel 1990, ndr), che ne aveva la disponibilità totale», ha dichiarato.