il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2026
Dove osano “Gli uccelli”… Hitchcock è accusato di plagio
Si fa presto a dire rara avis. Ci vorrebbe un letterato aduso all’ornitologia quale Jonathan Franzen per capire di che specie si tratti, ovvero se Gli uccelli letterari di Frank Baker e Gli uccelli cinematografici di Alfred Hitchcock siano della stessa covata malefica. E assassina. Volatile interrogativo, ancorché filologico: che cosa il capolavoro (1963) del maestro del brivido ha conservato di quel primigenio e londinese frullo d’ali (1936)? In teoria nulla, perché il racconto ispiratore validato dalla storia è un altro: sempre Gli uccelli, ma a firma di Daphne du Maurier e del 1952. La finiamo qui? Macché. Folle che sia, il volo non è pindarico: negli anni Trenta Miss Du Maurier avrebbe trovato impiego quale redattrice dall’editore de Gli uccelli di Baker, il cugino Peter Llewelyn Davies, e una bozza tira l’altra sedimentato trama e ordito per i propri, di uccelli. Passano i lustri, s’appropinqua il film, e Baker sente puzza di plagio: corre a leggere la fonte conclamata, quella Du Maurier che a Hitch aveva già provveduto Rebecca, la prima moglie, e beccato sul vivo dalle simmetrie testuali o, se preferite, dal “vola & incolla” spedisce due lettere di fuoco a scrittrice e regista. Senza ricevere risposta alcuna.
Pensa allora di adire le vie legali, ma viene sconsigliato, sicché sessant’anni dopo l’epifania del film The Birds la questione resta inevasa: di chi sono questi uccelli? Storici della televisione e cultori del pop potrebbero rispolverare il Rischiatutto di Mike Bongiorno e della mitica concorrente Giuliana Longari, e apostrofare: “Ahi, ahi, ahi, signora Du Maurier, mi è caduta sull’uccello!”. A noi interessano di più Hitch e Baker, dunque il combinato disposto, ma forse non corrisposto, di cinema e letteratura. Intanto, il terrore è senza soluzione di continuità. Questa è la carta: “Mentre con cautela mi staccavo dalla colonna, un gigantesco uccello mi sfrecciò accanto e affondò gli artigli nel viso di una delle infermiere. Cercai di non guardare; era un’ignominia che qualcuno dovesse assistere a quello a cui fui costretto ad assistere io”. Questo è il prosieguo su schermo: “Non le sembra strano che (gli uccelli, ndr) abbiano aspettato tanto per cominciare una… una guerra contro l’umanità?”. Sebbene il personaggio cinematografico di Annie sostenga di essere “un libro aperto, direi. O meglio, un libro chiuso”, la trasposizione, una e potenzialmente bina, gioca a specchio, sicché si legge a menadito: cambia la location, dalla Capitale britannica a Bodega Bay, California; varia l’epoca, dal 1935 al 1963; muta il protagonista, da maschio, “forse sono l’unico uomo ancora in vita su quest’isola a ricordare gli uccelli”, ad avvenente socialite, tal Melanie Daniels (l’esordiente, biondissima Tippi Hedren); però la vendetta degli uccelli sugli umani quella è e quella rimane. Con ricadute attualissime: dall’Iran all’Ucraina, partono razzi, piovono bombe, planano droni, esplodono missili, insomma, la minaccia viene dall’alto, e il voltaggio allegorico, la valenza metaforica, il carattere apodittico di questi uccelli va da sé. “Se arrivassero al giorno d’oggi – voleva Baker licenziando la riedizione del ’64 – sarebbero, spero, ancora più coscienti degli orrori che affliggono la nostra società”.
Fin qui le convergenze parallele e le congruenze semantiche, ma Gli uccelli di Baker, che arriva oggi in libreria per i tipi di Cliquot, va trattato per quel che è, e per quel che non è, come afferma nella prefazione Riccardo Nuziale: “Sarebbe eccessivo indicarlo quale la vera fonte letteraria de Gli uccelli di Hitchcock. Stilisticamente è anzi inferiore ai due omonimi concorrenti: non ha il fascino, tutto votato alla sottrazione, del racconto di Du Maurier e non ha la violenza erotica e apocalittica del film”. Nondimeno, si legge con piacere, un po’ per l’indole antispecista, un po’ per il ribaltamento di prospettiva e prerogative: “Faresti meglio a mettere un avviso, Joe, per dire che oggi la piscina è riservata agli uccelli e agli esseri umani è vietato entrare”.
E poi, c’è l’happy end. Perché Du Maurier a Baker infine rispose. Il collega le comunicava di aver seppellito l’ascia di guerra e la ringraziava per la cortesia, lei fece di più, lo lodò: “La vostra opera è di gran lunga più profonda della mia” – ne sarebbe ingenerato un cinguettio epistolare. Dunque, predisponiamoci a questi originari Uccelli: anni Trenta, migliaia e migliaia di volatili si prendono Londra; per lo più indugiano, osservano, ma se disturbati attaccano e scarnificano; da dove vengono e, soprattutto, se ne andranno?