il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2026
Cameriere, Champagne!
Un anno fa la sen. avv. Bongiorno domandò chi fosse “l’ignorante che pensa che questa riforma incida sui tempi e sull’efficienza della giustizia”. Alzò subito la mano la Meloni: “La riforma è un’occasione storica di avere una giustizia più efficiente”. Ora anche Nordio, appena sceso dall’elicottero della Gdf che lo scarrozza nel suo tour elettorale a spese nostre sventrando campi da calcio, si iscrive alla lista dei ciucci con due frasi ad altissimo tasso etilico. 1) “Il Sì vincerà e sarà un motivo di grande soddisfazione per quello che sostengo sulla separazione delle carriere ormai da trent’anni”: cioè da quando era contrarissimo, firmando appelli dell’Anm e libri pro carriere unificate. 2) “Con la riforma i processi saranno velocizzati perché si renderanno più efficienti gli uffici”. Parola dello stesso Carletto Mezzolitro che il 18 marzo 2025 disse l’esatto opposto: “La riforma non influisce sull’efficienza della giustizia, ma nessuno l’ha mai preteso!”. Nessuno tranne lui.
L’altro suo cavallo di battaglia è quello dei magistrati che non pagano mai, anche se pagano come ogni cittadino comune, esclusi i politici (tipo Nordio, Mantovano e Piantedosi, auto-scudati dal processo Almasri). Però in effetti ci sono almeno due magistrati che non pagheranno per lo scandalo dell’hotel Champagne: Luca Palamara e Cosimo Ferri. Ma non grazie al Csm paramafioso, che anzi radiò il primo e fece dimettere i cinque togati presenti al summit alberghiero; bensì grazie a Nordio e alla sua maggioranza, cioè a quelli che accusano le toghe di non pagare mai. Palamara ha patteggiato due volte a Perugia un totale di 16 mesi per traffico d’influenze illecite. Poi Nordio ha svuotato quel reato, così Palamara avrà la revoca della pena da lui stesso concordata e chiede di rientrare in magistratura. Il Csm voleva radiare pure Ferri, magistrato prestato alla politica, prima sottosegretario in quota FI e Ncd, poi deputato del Pd renziano; ma le destre hanno negato due volte l’utilizzo delle sue intercettazioni. Così Ferri è rimasto al ministero con Nordio e ora il Csm l’ha nominato giudice al Tribunale di Roma (e dove, se no?) grazie ai voti dei laici di centrodestra e dei togati della sua corrente MI (gli altri si sono astenuti o hanno votato contro). Il che dimostra che c’è una sola cosa peggiore delle correnti: i politici, in questo caso di destra. Dunque, per bonificare il Csm, la quota laica andrebbe abolita o almeno sorteggiata con la stessa casualità di quella togata. Invece i politici seguiteranno a scegliersi i loro compari col finto sorteggio nel listino ad hoc. In compenso, se tutto va bene, Palamara e Ferri potranno esser sorteggiati come togati e rientrare trionfalmente nel nuovo Csm: quello dove finalmente le toghe pagano. Nei migliori cinema.