lastampa.it, 6 marzo 2026
Il Regno Unito potrebbe mettere al bando di 67 razze di cani, anche i Corgi della regina Elisabetta
Un nuovo strumento di valutazione della salute dei cani potrebbe cambiare radicalmente l’allevamento nel Regno Unito. Secondo alcuni esperti e allevatori, fino a 67 razze molto diffuse rischiano di essere escluse dalla riproduzione. Tra queste anche i celebri Corgi, simbolo della passione della regina Elisabetta II per i cani.
Le nuove linee guida sulla salute dei cani
Un nuovo sistema di valutazione della salute dei cani, sviluppato dal gruppo parlamentare britannico per il benessere animale (All-Party Parliamentary Group for Animal Welfare, APGAW), sta alimentando un acceso dibattito nel Regno Unito.
Lo strumento, chiamato Innate Health Assessment, e di cui vi avevamo parlato nel novembre scorso in questo articolo, consiste in una checklist di dieci criteri che analizzano alcune caratteristiche fisiche considerate “estreme” e potenzialmente dannose per il benessere degli animali.
Tra le caratteristiche segnalate figurano: naso molto corto, muso schiacciato o che interferisce con la respirazione, pieghe cutanee eccessive, palpebre cadenti, occhi sporgenti e rivolti verso l’esterno, colorazioni maculate e malocclusioni della mandibola.
Secondo le analisi citate dai promotori del sistema, questi tratti possono provocare dolore, disagio e frustrazione nei cani fin dalla nascita.
Un’attenzione particolare è rivolta anche ai cani con zampe molto corte, come i Bassotti o i Corgi. Nel documento si sottolinea che quando la distanza tra il torace e il terreno è inferiore a un terzo dell’altezza della spalla, gli animali possono sviluppare problemi come deformazioni spinali, dolori articolari, artrite e anomalie degli arti.
Da strumento volontario a possibile legge
Al momento la checklist è stata presentata alla Camera dei Lord come strumento volontario, ma secondo molti osservatori potrebbe diventare obbligatoria entro alcuni anni.
Se integrata nella legislazione sul benessere animale, diventerebbe un requisito per ottenere la licenza di allevamento nel Regno Unito. In pratica, solo i cani che raggiungeranno almeno otto punti su dieci nel test potranno essere utilizzati per la riproduzione. La soglia è destinata ad aumentare progressivamente: nove punti entro cinque anni e dieci entro un decennio.
Dan O’Neill, professore associato di epidemiologia degli animali da compagnia al Royal Veterinary College e sviluppatore dello strumento, ha spiegato l’obiettivo del progetto: “Il piano è che tra dieci anni non ci sarà un solo cane allevato nel Regno Unito da un allevatore autorizzato che presenti conformazioni estreme”.
Le razze che potrebbero essere coinvolte
Non è un caso che, proprio mentre a Birmingham sta per andare in scena il Crufts 2026, la maggiore manifestazione dedicata all’estetica dei cani di razza con quasi 19000 animali esposti da tutto il mondo, gli oppositori di questo progetto abbiano raccontato al Times che fino a 67 razze popolari potrebbero essere automaticamente considerate non conformi ai nuovi criteri. È chiaramente una stima sulla base dei parametri indicati in precedenza, ma che comunque fa discutere visto che fra le razze ci sono cani molto diffusi: Welsh Corgi (Pembroke e Cardigan), Bassotto, Bulldog, Carlino, Shih Tzu, Scottish Terrier, Border Collie, Boxer, Chow Chow, Cavalier King Charles Spaniel, San Bernardo e Mastino napoletano solo per fare alcuni nomi.
Qui di seguito l’elenco completo, che include sia razze molto diffuse sia alcune tra le più riconoscibili del panorama cinofilo britannico.
Il caso simbolo dei Corgi della regina
Particolare attenzione ha suscitato il possibile coinvolgimento dei Corgi, razza storicamente associata alla regina Elisabetta II.
Durante il suo regno, la sovrana possedette oltre 30 Corgi Pembroke Welsh e Dorgi, incroci tra corgi e bassotto. Gli animali furono una presenza costante nella sua vita pubblica e privata, diventando un vero simbolo della monarchia britannica.
Secondo i critici delle nuove linee guida, proprio le caratteristiche tipiche dei Corgi, come le zampe corte e la bassa distanza dal suolo, potrebbero farli rientrare tra le razze considerate problematiche.
Margaret Hoggarth, segretaria della Welsh Corgi League, ha contestato questa interpretazione: “Stanno cercando di dire che qualsiasi cane con un certo aspetto sia malsano, ma chiunque abbia lavorato con i Corgi sa che sono una razza molto sana. Non hanno i problemi che si vedono in alcune altre razze, ma purtroppo vengono messi tutti nello stesso gruppo solo perché hanno le zampe corte”.
Le critiche degli allevatori e degli esperti
Il nuovo sistema è stato definito da alcuni attivisti e allevatori uno strumento troppo semplicistico per valutare la salute dei cani.
Beverley Cuddy, direttrice della rivista Dogs Today e fondatrice dell’organizzazione Union of Good Dog People, ha dichiarato: “Abbiamo bisogno di test adeguati e sfumati che non buttino via il bambino con l’acqua sporca, altrimenti perderemo le razze più amate della Gran Bretagna in un batter d’occhio”.
Cuddy ha aggiunto: “Sarà la cosa più scioccante che possa accadere agli amanti dei cani in questo Paese. Le persone saranno giustamente indignate se verrà detto loro che non possono avere i cani che desiderano. È una follia. Penso che la defunta regina sarebbe stata molto turbata da questa proposta”.
La posizione dei promotori della riforma
I sostenitori del progetto sostengono invece che lo scopo non sia eliminare le razze, ma migliorarne la salute nel lungo periodo.
Marisa Heath, rappresentante del gruppo parlamentare per il benessere animale, ha spiegato: “L’Innate Health Assessment è uno strumento volontario per il benessere progettato per incoraggiare l’allevamento di cani con conformazioni sane. Non prende di mira razze specifiche e non è destinato a farne scomparire nessuna, anzi: l’obiettivo è renderle più sane e sostenibili”.
Heath ha inoltre sottolineato che molti esemplari delle razze citate, inclusi Corgi e Bassotti, hanno già superato la valutazione nella pratica.
Un dibattito destinato a crescere
Il tema è destinato a restare al centro del dibattito cinofilo britannico, soprattutto perché, per esempio, quattro degli ultimi dieci vincitori del premio “Best in Show” del Crufts non supererebbero i nuovi criteri di valutazione.
Se la checklist dovesse diventare legge, il sistema cambierebbe profondamente il modo in cui i cani vengono allevati nel Regno Unito, aprendo una nuova fase nella discussione tra tutela della salute animale e conservazione delle razze storiche.