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 2026  marzo 06 Venerdì calendario

Il pasticcio dei monopattini

Mobilità dolce. Quella che doveva liberarci dal traffico, dall’inquinamento, dal senso di colpa di possedere un’auto che ingombra il mondo. E che puntava soprattutto su monopattini elettrici, leggeri, silenziosi: sfrecciavano sui marciapiedi delle nostre città come messaggeri di un futuro finalmente ragionevole.
Poi è arrivata la riforma del Codice della strada, dicembre 2024, e con esso la solita benedizione italiana: la norma che arriva, ma non funziona. Il decreto ministeriale del Mit del 13 novembre 2025 ha stabilito fra le altre cose che ogni monopattino deve avere la sua brava targa. Costo: 8,66 euro tondi tondi (cinque per la produzione, un po’ di Iva, una fettina per la sicurezza stradale). Pagamento su PagoPa, poi via sulla piattaforma telematica per il rilascio. Semplice, no?
Peccato che la piattaforma non esista.
Non è ancora operativa. I 90 giorni previsti dal decreto per metterla in piedi sono scaduti da un pezzo, e nessuno – né il Mit, né la Motorizzazione, né il genio invisibile che dovrebbe far girare queste cose – ha ritenuto urgente accendere il computer. Risultato: targa zero. E quindi anche zero assicurazione (perché l’obbligo scatta solo dopo la targa), e i monopattini continuano a girare come fantasmi senza identità.
Assoutenti, che di queste cose si occupa con la pazienza di chi ha già visto tutto, calcola che l’obbligo slitterà almeno ad aprile. E poi altri 60 giorni di grazia per mettersi in regola. In pratica, la primavera del 2026 sarà ancora la stagione dei monopattini senza volto.
Intanto il mercato è crollato. Lo sharing in crisi, i negozi che vendono monopattini nuovi hanno l’aria di chi liquida merce avariata, il valore del parco mezzi evaporato in un clima di incertezza totale. Perché il bello è che la norma c’è, è scritta, è persino ragionevole (identificare un mezzo che può ferire un pedone non è un capriccio da statalisti). Ma manca la procedura. Manca il pulsante. Manca, in fondo, la volontà di farla funzionare davvero.
E così il cittadino che aveva comprato il monopattino per andare al lavoro senza intasare il centro storico si ritrova con un oggetto che, da aprile in poi, potrebbe costargli sanzioni da 100 a 400 euro solo perché lo Stato non è riuscito a consegnargli un pezzetto di plastica da 8,66 euro.
Ma non finisce qui. Perché mentre aspettiamo la piattaforma che non arriva, il nuovo Codice ha già partorito un rosario di regole che trasformano il monopattino da giocattolo ecologico in un mezzo che richiede la laurea per essere usato senza finire multati. Casco obbligatorio per tutti, indipendentemente dall’età: addio al vento nei capelli del quattordicenne e dell’ultrasessantenne. E non basta: indicatori di svolta (le frecce, sì, quelle che sugli scooter nessuno usa mai) su entrambi i lati, e freno su entrambe le ruote.
Età minima 14 anni, velocità massima 20 km/h su strada e piste ciclabili, ma ridotta a 6 km/h nelle aree pedonali: praticamente un passo di lumaca con le ruote. Si può circolare solo sulle strade urbane dove passano le biciclette (quelle con limite 50 km/h), mai sui marciapiedi salvo che a mano, come un penitente.
Di notte o con la nebbia, giubbotto riflettente o bretelle fosforescenti: altrimenti rischi di diventare un fantasma per gli automobilisti distratti. Ma non è finita: vietato trasportare passeggeri, animali, oggetti, trainare o farsi trainare: niente fidanzata in piedi dietro, niente cane al guinzaglio, niente borsa della spesa. Neanche lo zaino sarebbe consentito. E alcol? Limite 0,5, identico all’auto: perché un ubriaco su un monopattino è pur sempre un pericolo pubblico, anche se il mezzo pesa dieci chili.
Poi ci sono le caratteristiche tecniche, perché non bastava l’anima, serviva anche il «corpo» certificato. Motore elettrico con potenza nominale continua non superiore a 0,50 kW (500 watt). Niente sedile: il conducente deve stare in piedi, eretto come un centurione romano, altrimenti non è più monopattino, ma scooter. Obbligatorie luci bianche o gialle davanti, rosse dietro, freni efficienti e segnalatore acustico.
E le sanzioni? Pesanti. Mancata targa o assicurazione: da 100 a 400 euro. Monopattino non conforme (potenza eccessiva, sedile abusivo, frecce mancanti): da 200 a 800 euro. Mancato uso del casco o superamento dei limiti di velocità: da 50 a 2.000 euro (sì, duemila). Il tutto mentre il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso, osserva con la pacatezza di chi ha perso la speranza di stupirsi: «Il nuovo Codice della strada è deficitario di procedure certe ed eque». Tradotto dal burocratese: abbiamo fatto una legge che obbliga tutti, ma non abbiamo previsto come obbedire. E lancia un avvertimento che suona già come una profezia: speriamo che, quando arriverà l’assicurazione obbligatoria (tra i 25 e i 150 euro l’anno), non si ripeta la solita geografia dei premi gonfiati al Nord e svenduti al Sud, o viceversa. Perché i monopattini sono una «storia nuova», e nulla giustificherebbe che un mezzo identico costi di più a Milano che a Palermo solo perché la compagnia di assicurazioni ha deciso così. Vedremo.
Nel frattempo, sui marciapiedi (dove non dovrebbero stare), i monopattini continuano a schizzare tra i pedoni, tra i ciclisti, tra le auto ferme. Senza targa, senza nome, senza colpa. I controlli di fatto non ci sono. E senza targa diventano ancora più difficili perché ovviamente per sanzionare qualcuno lo devi fermare.
Così nessun operatore di servizio sharing propone il casco, mentre i ragazzi continuano ad usarli, non solo senza protezioni, ma anche in due. Un disastro. Ma, se possibile, c’è ancora qualcosa di peggio: basta fare un giro su Amazon (non una piattaforma cinese, né un sito pirata) e troviamo centinaia di modelli fuorilegge in vendita come se nulla fosse. Diversi modelli arrivano alla bellezza di 3000 watt, cioè, per capirci, sei volte di più dei modelli a norma di legge. Ed alcuni hanno un doppio motore, per un totale di totale 6000W. Monopattini pericolosissimi che possono toccare i 90 km/h e che sulla stessa piattaforma Amazon vengono pubblicizzati con slogan tipo «Controllo della velocità sbloccabile».
Mobilità dolce? Sì, ma diventata improvvisamente amara. La targa arriverà in ritardo, le regole sono già qui a mordere, e il monopattino ora è un delirio di norme. Un capolavoro di follia tutta italiana.