la Repubblica, 6 marzo 2026
Ex Ilva, il governo pressa Flacks
Tre settimane per ottenere da Flacks le garanzie necessarie e chiudere la trattativa. È la richiesta del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ai commissari dell’ex Ilva, ma sindacati e imprese non si fidano, e tornano a chiedere la nazionalizzazione dell’azienda per garantire la tutela dei lavoratori e la produzione di acciaio italiano, indispensabile per «la piena autonomia strategica».
Nella riunione di ieri mattina a Palazzo Chigi è stata confermata la volontà del governo di portare avanti la trattativa, ma sono emerse perplessità e preoccupazioni: «Stiamo analizzando con estrema attenzione il piano presentato da Flacks, che su alcuni punti non è ancora del tutto soddisfacente», ha ammesso il commissario Giovanni Fiori. «Invieremo una lettera ultimativa a Flacks – ha annunciato – chiedendo di chiarire tutti questi aspetti e di definire il partner industriale, come richiesto dal governo».
Se è vero che il fondo Usa è «l’unico soggetto ad aver presentato una proposta senza particolari condizioni di sostegno finanziario a carico del governo e con l’impegno a mettere in campo fin da subito 250 milioni di euro di equity iniziali», è anche vero che la cifra non copre minimanente il costo degli investimenti necessari alla decarbonizzazione del sito, e per avviare concretamente la produzione. E il tempo stringe, perché, rileva Urso, vanno assolutamente sbloccate le risorse necessarie alla continuità produttiva dell’ex Ilva, 149 milioni che hanno già ottenuto il via libera del Parlamento ma che, ricorda il ministro, «sono erogabili, come richiesto dalla Commissione europea, a condizione che vi sia un acquirente».
D’altra parte anche Flacks chiede a sua volta garanzie: una recente sentenza del Tribunale di Milano impone all’azienda di riscrivere e dettagliare una serie di prescrizioni ambientali dell’ultima Autorizzazione Aia e di farlo entro il 24 agosto prossimo, altrimenti a Taranto l’area a caldo dovrà fermarsi. Una situazione di incertezza che si proietta sui costi di produzione: «La sfida era già di per sé molto difficile; ora si è ulteriormente complicata anche per effetto della sentenza del Tribunale di Milano», riconosce Urso. La sentenza, è stato comunicato ai sindacati, sarà impugnata entro il prossimo lunedì dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia.
Il tavolo tornerà a riunirsi a fine mese, ma sindacati e imprenditori non nascondono di auspicare un finale diverso rispetto alla conclusione positiva delle negoziazioni con Flacks. Il piano «non ci convince e lo abbiamo ribadito, perché riteniamo ci siano tante lacune e tanti problemi irrisolti», afferma il segretario generale della Uilm Rocco Palombella. «Noi continuiamo a pensare che la soluzione non sia il fondo», conferma il leader della Fiom Michele De Palma, aggiungendo che «è necessario che lo Stato si assuma la responsabilità e la garanzia per i lavoratori e i cittadini». Anche Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim, critica «la testardaggine del governo di provarci con Flacks». «Abbiamo ribadito che devono iniziare a pensare a un piano B – afferma – dove il governo è parte trainante dell’assetto proprietario, aggregando poi gli industriali del Paese». Posizioni molto vicine a quelle di Federmeccanica: «Non sono per natura favorevole ai fondi che entrano in un business industriale», dice a margine della presentazione dell’indagine congiunturale il presidente Simone Bettini, sottolineando come «le nostre imprese hanno bisogno di acciaio italiano, e l’Italia ha bisogno dell’ex Ilva. Questo stabilimento deve rimanere in mano allo Stato, che è rimasto anche quando è entrato Mittal».