la Repubblica, 6 marzo 2026
A Bruxelles la Pietà segreta di Michelangelo
In un appartamento nel centro di Bruxelles, c’è un dipinto appeso alla parete grigia di un salottino. La finestra lascia entrare la luce che batte sopra questo olio su tela alto 134,7 centimetri e largo 107,2. Una Madonna che sorregge il corpo morto di Cristo. Le due figure sono in uno spazio buio: una caverna che si apre su un paesaggio alla destra di chi guarda. La Vergine alza gli occhi pieni di lacrime verso il cielo; la sua veste sembra nascondere un globo. Ai piedi di Gesù, un teschio. Michel Draguet, storico dell’arte e direttore onorario del Museo reale di Belle Arti della capitale belga – quello dei Rubens e della Morte di Marat di David –, illumina con la torcia due monogrammi in basso: uno sul teschio, a sinistra della composizione, e un altro che affiora tra la vegetazione, al centro. Sono due “M” maiuscole. “È Michelangelo”, dice lui. Una cifra, quasi invisibile a occhio nudo, si intravede su una foglia: “154”; il quarto numero è andato perduto. Una data? Non è l’unico mistero che nasconde l’opera. “Ho iniziato a studiarla soltanto dopo l’ok delle analisi di laboratorio – spiega Draguet – Dovevo prima essere sicuro che non ci fossero dubbi di datazione”.
Un’asta andata a vuoto
Questa storia, ovviamente, comincia in Italia. Un Compianto, attribuito a un “pittore del XVI-XVII secolo” compare nel catalogo della casa d’asta Wannenes, a Genova: è il lotto 675 del 25 giugno 2020. “L’iconografia del dipinto esprime una cultura figurativa eterogenea, dettata da suggestioni tosco-romane desunte da modelli di Andrea del Sarto, Pontormo, Francesco Salviati e naturalmente Michelangelo”, recita la scheda. “Naturalmente Michelangelo”, eppure la stima indicata oscilla tra i 2000 e i 3000 euro. Siamo in piena pandemia e – forse anche per questa ragione – la tela, ignorata, rimane invenduta. Improvvisamente, però, c’è chi mostra interesse per il quadro. Parte la trattativa con il proprietario, che prima si tira indietro e poi accetta. La Soprintendenza di Milano, intanto, attraverso l’ufficio esportazione, dà l’ok per la libera circolazione di un oggetto d’arte come questo che ha più di settant’anni. Ma che, evidentemente, secondo il parere rilasciato, non rappresenta un bene di interesse culturale e non risulta storicamente significativo. Sull’attestato con l’intestazione del ministero della Cultura si legge che il dipinto, di autore “anonimo”, è databile al XVII secolo ed è in stato di conservazione “buono”; valore ritenuto congruo: 15 mila euro. L’affare si chiude a 35 mila. E, nell’aprile del 2024, l’opera atterra in Belgio, a casa dell’attuale collezionista che scopre i due monogrammi e avvia le analisi tecnico-scientifiche.
Le analisi tecnico-scientifiche
A Parigi, la società Arcanes, che si prende cura dei capolavori conservati nei principali musei di Francia, procede con il restauro. Mentre il Royal Institute for Cultural Heritage of Belgium (Kik-Irpa), tra i primi cinque del mondo in questo campo, rilascia i primi responsi. Il Carbonio 14 data la tela tra il 1520 e il 1580. Michelangelo muore nel 1564. La riflettografia a infrarossi svela alcuni pentimenti. L’esame dei pigmenti rileva l’uso dello smalto e di un blu utilizzato da tanti maestri del Rinascimento, presente ovviamente anche nella Cappella Sistina. “Nella composizione della pittura, così come nella pittura sottostante i monogrammi, non è stato possibile identificare pigmenti moderni – certifica Steven Saverwyns, direttore del Laboratorio di analisi dei pigmenti del Kik-Irpa – Le screpolature naturali formatesi nello strato pittorico attraversano entrambi i monogrammi. Quindi non sono stati sicuramente applicati dopo l’invecchiamento della superficie. Ma, soprattutto, abbiamo trovato un nuovo rosso nel manto della Madonna, derivato dalla cocciniglia messicana”. Un indizio in più. “La presenza della cocciniglia messicana supporta una data intorno agli anni Quaranta del Cinquecento – ribatte Draguet – perché appare in Italia proprio nel corso di quella decade, importata dai Medici. Si ritrova anche nelle opere di Tiziano”.
Il dossier di 600 pagine
Partendo da questi dati, lo storico dell’arte ha messo su un dossier di 600 pagine. Ma qui una premessa è necessaria. I dipinti non murali attendibili di Michelangelo si contano sulle dita di una mano. Sono: il Tondo Doni degli Uffizi, l’unico sicuro; il Tormento di Sant’Antonio del Kimbell Art Museum di Fort Worth, Texas, e poi il Seppellimento di Cristo e la Madonna Manchester, entrambi incompiuti ed esposti alla National Gallery di Londra. Tutti assegnati, comunque, alla fase giovanile del maestro del Rinascimento, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Il quadro di Bruxelles, invece, sarebbe stato realizzato quarant’anni dopo. In soccorso dell’attribuzione, nel voluminoso studio di Draguet, sono arrivati i confronti con le sculture e i disegni autografi. “Ho usato gli strumenti della connoisseurship – precisa lui – Mi sono messo a osservare”. E sul suo laptop scrolla centinaia di dettagli. “Le gambe e il piede del Cristo belga sono sovrapponibili a quelle del personaggio del Sogno, il carboncino del Courtauld Institute di Londra. Anche qui compare la sfera in una posizione simile. Le braccia rimandano alla figura in primo piano della sanguigna con il Baccanale dei putti della Royal Collection di Londra. Gesù come nuovo Dioniso. Ma, soprattutto, questo dipinto è un manifesto religioso: guardi qua”.
Vittoria Colonna e gli Spirituali di Viterbo
Ed ecco la Pietà disegnata e regalata a Vittoria Colonna, intorno al 1544. La copia facsimile dell’originale perduto si trova all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. Il carteggio tra la poetessa marchesa di Pescara e l’artista è ben noto. Così come l’adesione di lei al circolo degli Spirituali di Viterbo, il gruppo religioso che intendeva riformare la chiesa sotto la guida del cardinale inglese Reginald Pole. Draguet ne è convinto: Michelangelo non aveva solo disegnato una Pietà in questo contesto, ma l’aveva anche dipinta. È questa. “Perciò la chiamo Pietà Spirituali: perché per me rappresenta il manifesto di quel movimento. Seppur monumentale come tutte le opere del genio, questo quadro va all’essenza: Gesù è un uomo in tutto e per tutto. Non ci sono i simboli della croce, non ci sono gli angeli a sostenerlo come nel disegno per Vittoria Colonna. Qui si rappresenta il suo sacrificio e la Madonna che chiede al cielo la conferma della Resurrezione. Questo dipinto è il tassello mancante tra la Pietà Bandini e quella Rondanini, due sculture tarde che si avvicinano molto a questa tela”. Con la Controriforma e l’avvento del nuovo papa Paolo IV, l’opera sarebbe diventata “scandalosa”, secondo lo storico dell’arte: “È stata nascosta. Io credo dal cardinale Alessandro Farnese, vicino a Michelangelo”.
Le citazioni in altre opere
Di certo, citazioni dirette del dipinto sono in altre composizioni di artisti farnesiani. I fratelli Zuccari nelle loro Pietà riprendono il soggetto e le pose di Bruxelles, inserendovi dettagli canonici come gli angeli e i simboli della croce. Accade negli affreschi della cappella di Palazzo Farnese a Caprarola – dove al posto della Vergine c’è Nicodemo – e in particolare nella tela di Federico Zuccari ora nella collezione del Musée des Beaux-Arts di Nancy, datata intorno al 1570, che sembra derivare direttamente dal quadro belga. “Quei monogrammi provano l’importanza dell’opera di Bruxelles – giura Draguet – Non sono uno stretto specialista di Michelangelo, è vero. Ma ho invitato cinque esperti internazionali a venire qui. Finora mi ha risposto soltanto uno: non so se arriverà. Vorrei che quest’opera aprisse un dibattito pubblico”.
Un dibattito internazionale
Dove, in Italia? Qui Draguet tradisce una certa prudenza. Il rischio è che, stavolta, la tela resti bloccata nel nostro Paese che due anni fa la salutò senza troppi complimenti. Sono stati presi contatti per un’esposizione negli Stati Uniti e in Giappone. “Magari si potrebbe studiare al Courtauld Institute di Londra, che possiede il disegno con Il sogno e che è un luogo di ricerca”. Venderla? È una possibilità che l’anonimo proprietario non esclude, ovviamente. Come un nuovo Salvator Mundi, il discusso Leonardo acquistato per un’inezia e diventato l’opera più costosa della storia? “Ma no, qui la storia è diversa. Abbiamo i monogrammi, paragoni incredibili. Leonardo è stato copiato all’infinito dalla sua bottega”. Sta di fatto che questo nuovo Codice Buonarroti è soltanto al primo capitolo.