Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  marzo 06 Venerdì calendario

Triennale, rebus per la presidenza. Il ministro Giuli insiste per la regista Andrée Ruth Shammah

Trattativa in stallo. Nessuno muove i pezzi sulla scacchiera. Si attende, si prende tempo. Perché se il ministro della Cultura Alessandro Giuli nutre la convinzione che la regista Andrée Ruth Shammah sia il nome giusto per la presidenza della Triennale, dall’altra il sindaco Beppe Sala ritiene che serva un profilo differente. Pertanto, si prende tempo. Passando, magari, per una soluzione intermedia.
Incrociando le agende, per ora né il sindaco Sala né il ministro Giuli prevedono di incontrarsi a breve. Tutto resta congelato, nonostante la scadenza di lunedì sia ormai alle porte. I quattro soci fondatori della Triennale – Comune, Ministero, Regione e Camera di Commercio – dovranno esprimere entro quel giorno i relativi rappresentanti per il consiglio di amministrazione di viale Alemagna. Inizialmente il termine del bando era previsto per il 25 febbraio. Poi è slittato al 9 marzo, e qualcuno non esclude che si possa continuare a rinviare oltre. Il ministero deve indicare tre nomi, il Comune due. 
Al momento le ipotesi sono tante, ogni passo deve essere calibrato perché il vero nodo da sciogliere è la presidenza. Il ministro Giuli nelle scorse settimane ha fatto il primo passo, mettendo sul tavolo il nome di Shammah, direttrice artistica del Teatro Franco Parenti, volto storico e noto della cultura milanese. La regista però al momento preferirebbe chiamarsi fuori dai giochi: il suo mondo è il teatro e tra gli impegni in agenda c’è da delineare il futuro del Parenti. Per il titolare della Cultura però il suo nome resta quello in cima alla lista del ministero per la presidenza di viale Alemagna. A tal punto da non volerne mettere altri sul tavolo al momento. Soprattutto per evitare le dinamiche che si sono verificate nelle scorse settimane. 
Il sindaco Sala ha espresso alcune perplessità sul nome di Shammah. Niente di personale. Però per il numero uno della giunta servirebbe un profilo diverso, maggiormente legato all’architettura e al design. Non gli dispiacerebbe, ad esempio, il docente del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston, Carlo Ratti, ma su di lui non ci sarebbe una convergenza da Roma. E allora si resta in fase di stallo. E si prende tempo, in attesa di trovare una quadra. In aiuto accorre lo statuto della Triennale: il presidente viene scelto dal consiglio d’amministrazione su indicazione del ministro della Cultura, mentre il sindaco ha la facoltà di dare o meno il via libera. Una sorta di potere di veto. 
Pertanto, visti gli equilibri delicati, si potrebbe al momento propendere per una soluzione intermedia: il Ministero e il Comune potrebbero nominare rispettivamente i propri favoriti – Shammah e Ratti – per il consiglio di amministrazione e poi trattare sulla presidenza, rinviando così la decisione finale a una fase successiva. Da parte di entrambe le istituzioni, infatti, non c’è la volontà di forzare troppo la mano. Lungo l’asse Milano-Roma sono tanti i dossier aperti. Innanzitutto quello sulla Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura per cui Milano ha chiesto una mano al governo per i fondi. Poi, la gestione del Museo della Resistenza e le risorse per la Magnifica Fabbrica della Scala al Rubattino. Rimasto in sospeso, per il momento, l’appello dell’architetto Mario Cucinella per una «Costituente», un «conclave laico» da cui ripartire in «un contesto non neutro» per la città, segnata dall’inchieste sull’edilizia. «Una piattaforma di confronto pubblica – ha scritto in una lettera aperta al Corriere —: ora bisogna scegliere se aprirsi al mondo o chiudersi nelle cerchie note».