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 2026  marzo 06 Venerdì calendario

Energia, maxi-accordo Eni in Nigeria

Una forte stretta di mano e volti sorridenti. Così ieri ad Abuja il Presidente della Nigeria, Bola Ahmed Tinubu, e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, hanno ufficialmente e pubblicamente suggellato l’accordo che ha messo fine a una controversia cominciata nel 2019 e che permette al Cane a sei zampe di tornare a operare nel Paese. Il contenzioso era scattato nel settembre del 2019, quando il Cane a sei zampe aveva avviato a Washington un arbitrato contro la Nigeria presso l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (Icsid), l’organizzazione della Banca mondiale che giudica sulle contese contrattuali internazionali. L’oggetto del contendere era un contratto firmato nel 2011 che concedeva a Eni e a Shell il diritto di esplorazione denominato «Opl 245» (Oil Prospecting Licence). Pur non avendo revocato a Eni e Shell la licenza d’esplorazione petrolifera, il governo nigeriano, riporta l’Eni, non l’ha però mai trasformata in licenza estrattiva, bloccando così dal 2011 la messa in produzione del giacimento, dove state fatte due importanti scoperte di petrolio e gas. Eni e Shell avevano investito 2,5 miliardi per aggiudicarsi la licenza esplorativa e per effettuare le ricerche.
Ebbene, con l’accordo annunciato ieri la licenza esistente sarà convertita in due licenze di sviluppo (le Petroleum Mining Leases 102 e 103) e in due licenze di esplorazione (le Petroleum Prospecting Leases 2011 e 2012), che sono state assegnate a Nigerian Agip Exploration Limited in qualità di operatore con i partner Nigerian National Petroleum Company Limited e Shell Nigeria Exploration and Production Company Limited). «Questa conversione – riporta la nota del gruppo di San Donato Milanese – rafforza ulteriormente la cooperazione di Eni con la Nigeria e apre la strada allo sviluppo delle risorse di idrocarburi nel deep offshore (acque profonde, ndr)». In particolare, saranno sviluppati i giacimenti «Zabazaba» ed «Etan», dove sono stimate riserve per circa 500 milioni di barili. Il gas prodotto (pari a 5,7 milioni di metri cubi al giorno nel picco) sarà esportato tramite Nigeria Lng, società in cui l’Eni ha una partecipazione del 10,4 per cento.
Tinubu e Descalzi hanno inoltre discusso del portafoglio di investimenti di Eni— che comprende i giacimenti Abo e Bonga oltre a Nigeria LNG – e di potenziali nuovi sviluppi per ampliare la capacità produttiva offshore del Paese. In questo contesto, e in linea con la propria strategia di lungo termine in Nigeria, Eni ha recentemente ampliato la propria partecipazione nelle attività in acque profonde con l’acquisizione di una quota addizionale nel blocco Oml 118 nel Golfo di Guinea, dove detiene ora una partecipazione del 15 per cento.
Eni opera in Nigeria dal 1962 con attività che vanno dall’esplorazione e produzione di idrocarburi (55 mila barili di olio equivalente al giorno) alla generazione elettrica. Ha un rilevante portafoglio upstream. L’accordo che rilancia l’attività in Nigeria rafforza la presenza dell’Eni in Africa, che si è già la prima area geografica. La produzione nel continente ammonta a circa 900 mila barili equivalenti di petrolio al giorno, (circa metà della produzione totale del gruppo) con Egitto, Libia, Algeria, Angola, Congo, Costa d’Avorio e Nigeria che rappresentano i principali contributori.
La produzione complessiva africana è suddivisa tra il 65% di gas (circa 500 mila barili equivalenti di petrolio al giorno tra gas naturale e liquefatto) e 35% di greggio (circa 400 mila barili equivalenti al giorno). I principali volumi di gas provengono da Egitto, Libia, Algeria, Congo e dal contributo «in rapida crescita» del Ghana.