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 2026  marzo 06 Venerdì calendario

Ansia e stress, l’allarme degli studenti

Tra i risultati delle ultime indagini dell’AlmaDiploma di Bologna realizzate su 24 mila diplomati del 2025, quello che ha più colpito è questo: gli studenti che più di tutti, alla fine del ciclo di studi, si sono dichiarati soddisfatti delle scuole svolte sono quelli del liceo classico. È un po’ paradossale che questo gradimento si verifichi nonostante il calo progressivo di iscrizioni (il classico è sceso sotto il 5 per cento). Continua a crescere invece il numero di iscritti al liceo linguistico, anche se gli studenti esprimono in maggioranza la loro delusione. In generale, però, l’elemento che dovrebbe far riflettere di più è una conferma. Il 48 per cento degli intervistati dichiara che lo stato d’animo più diffuso tra i compagni è l’ansia, mentre il secondo per le femmine è l’insicurezza, per i maschi (decisamente più ottimisti) la felicità. In coerenza con questo evidente allarme, ci sono gli esiti di un’altra tabella. Quella che elenca le risposte alla domanda: quali sono i temi che si dovrebbero affrontare e approfondire in aula? In testa alla classifica figurano il benessere psicologico (poco sotto il 50 per cento) e la gestione dello stress e dei cambiamenti (idem). Una richiesta di aiuto. Seguono l’educazione finanziaria (che interessa molto più i maschi) e l’educazione sessuale. Viceversa, le preoccupazioni su tematiche di carattere «pubblico» sono molto ridotte, che si tratti di geopolitica (36 per cento) o di differenze etniche e religiose (16). Ancora meno si avverte il bisogno di approfondire le istanze ambientali (13), e il bullismo non viene percepito come un’urgenza (11 per cento). È curioso che gli adolescenti chiedano alla scuola un sostegno alla loro vita emotiva o intima, molto più che un contributo alla conoscenza culturale e alla vita civile. È curioso che chiedano alla scuola ciò che ragionevolmente dovrebbe provare a dar loro la famiglia. Ritenuta, in tutta evidenza, inadeguata o incapace di aiutare: chissà se per fragilità, per indifferenza o per un investimento eccessivo (ansiogeno, appunto) di aspettative nei figli.