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 2026  marzo 06 Venerdì calendario

Anthropic, dialogo col Pentagono appeso a un filo

A una settimana dalla rottura tra Anthropic e il Pentagono, col governo Usa che ha messo sulla «lista nera» l’azienda di Dario Amodei, accusata da Trump di essere «woke, di estrema sinistra», non solo i militari continuano a usare massicciamente la sua intelligenza artificiale, Claude, nella guerra in Iran, ma il ministero della Guerra avrebbe ripreso a negoziare con l’azienda di San Francisco. Lo sostengono il Financial Times e Bloomberg secondo i quali le forze armate non vogliono perdere la tecnologia Claude. Anche se, sempre Bloomberg, in serata ha diffuso la notizia secondo cui il Pentagono avrebbe già ufficializzato la messa al bando di Anthropic, cosa che potrebbe essere interpretata come un secondo stop.
D’altra parte è tutto da vedere come influirà su un eventuale ritorno al dialogo dietro le quinte la pubblicazione da parte del sito The Information di una nota aziendale interna nella quale Amodei sostiene che la rottura col Pentagono è stata dovuta, più che alla sua richiesta di impegni a non usare tecnologia Anthropic per sviluppare armi totalmente autonome e sistemi di sorveglianza di massa, al fatto che lui, a differenza degli altri industriali del settore, non ha fatto donazioni al presidente e «non ha lodato lo stile dittatoriale di Trump come ha fatto, invece, Altman».
Di più: Amodei definisce puro teatro le garanzie che Altman, che si è offerto di sostituire Anthropic con l’intelligenza artificiale di ChatGpt, avrebbe negoziato col Pentagono: «Una formulazione che lascia ampi varchi: il ministero della Guerra ha ottenuto quello che voleva».
Ricostruire un clima costruttivo non sarà facile, alla luce non solo del documento interno di Amodei, ma anche della sua lite della scorsa settimana con Emil Michael, tecnologo capo del Pentagono, che aveva definito il capo di Anthropic «un bugiardo che si crede Dio». Amodei, però, in pubblico si è sempre detto orgoglioso di collaborare coi militari per la sicurezza nazionale e ha sostenuto di aver solo chiesto garanzie per casi estremi, come ha fatto Altman.
Ci sono circostante oggettive che spingono le due parti a inghiottire parecchi rospi: i militari hanno comunque bisogno della tecnologia di Claude, mentre Amodei è consapevole che la rapidissima crescita di Anthropic (prima della bufera all’azienda era attribuito un valore di 380 miliardi di dollari con un fatturato più che raddoppiato negli ultimi mesi) rischia un brusco stop se il governo Usa darà veramente seguito alla messa al bando dell’azienda: nessun fornitore dell’Amministrazione potrebbe più usare tecnologia Anthropic. E alcune aziende appaltatrici del Pentagono hanno già cominciato ad eliminare Claude dal loro software.
Ma, se va fino in fondo, Trump crea una situazione paradossale. Basti dire che di questa crisi si sta già avvantaggiando l’intelligenza artificiale di DeepSeek: azienda cinese ma che, a differenza di Anthropic, non è stata catalogata dal Pentagono supply chain risk. Le imprese Usa possono, quindi, usarla liberamente. Come fa l’Airbnb di Brian Chesky che dichiara di usare DeepSeek anche perché costa meno. Negli ultimi giorni gli utenti Usa della rete cinese sono aumentati del 20 per cento: tra i nuovi abbonati molti utenti che hanno abbandonato ChatGpt di OpenAI. Sam Altman e la sua azienda appaiono i grandi sconfitti: Sam, noto per la sua astuzia, stavolta ha esagerato, lavorando dietro le quinte col Pentagono per cercare di sostituire Anthropic mentre in pubblico lodava gli scrupoli etici di Amodei.
Quando si è reso conto che l’accordo coi militari annunciato venerdì sera, poche ore dopo la rottura del governo con Anthropic, aveva fatto infuriare i dipendenti di OpenAI e anche gli utenti di Chat Gpt, con milioni di esodi verso le piattaforme concorrenti, Altman han chiesto al Pentagono di riaprire il negoziato e ha fatto pubblicamente mea culpa: ha ammesso di aver sbagliato nell’affrettarsi a firmare un accordo ora definito insoddisfacente. Poi una considerazione umiliante: “Il nostro approccio è apparso opportunistico e approssimativo”. Ma, come detto, la rinegoziazione col Pentagono è già stata bollata da Amodei come uno spettacolino teatrale “a beneficio di dipendenti creduloni di OpenAI”. Per lui piove sul bagnato. Pochi giorni fa aveva annunciato un investimento da 110 miliardi in OpenAI guidato da Nvidia. Ma ieri Jensen Huang, capo del gigante dei processori, ha detto che forse l’operazione non si farà, visto che la società di Altman sta per sbarcare in Borsa.